THE SKATEROOM art for social impact

2 APRILE 2019

 

  • NOBUYOSHI ARAKI: ORCHID - GEISHA. HAND SIGNED.
  • JEREMYVILLE PORTRAIT / JEREMYVILLE: YESTERDAY,TODAY,FOREVER
  • ANDY WARHOL SET COLOURED CAMPBELL'S SOUP CANS
  • ANDY WARHOL: BANANA, 1966
  • ANDY WARHOL:  FLOWERS
  • PAUL MCCARTHY'S SET
  • PAUL MCCARTHY: TRUMP BOX SET
  • Robert Rauschenberg: WATERMELON MEDLEY
  • CHERI SAMBA: J' AIME LE COULEUR
  • Albert Oelhen: UNTITLED
  • shepard fairey: NO FUTURE
  • JEAN MICHEL BASQUIAT:  IN ITALIAN - HOLLYWOOD AFRICANS
  • KEITH HARING: CRACK IS WACK
  • Skateistan: Skate School Launch . ph. Tim-MoolMAN

Immagini THE SKATEROOM

 

Arte e street art, street art e skateboard. Non è uno strano parallelo, l’arte viene molto spesso dalla strada, e a celebrarne lo stretto connubio, ci ha pensato The Skateroom, un progetto/associazione culturale di Bruxelles che con una parte del ricavato finanzia ONG in giro per il mondo, come Skateistan, che si occupa di creare “skate camp” per sostenere progetti sociali dedicati a bambini e ragazzi fra i 5 e i 17 anni nelle aree a rischio, in particolare Afghanistan, Cambogia e Sud Africa. Grandi nomi dell’arte, della fotografia, e illustratori di fama internazionale hanno collaborato e collaborano al progetto: Araki, Paul McCarthy, Jeremyville, Jean Jullien, Steven Harrington, l’Estate di Jean-Michel Basquiat, la fondazione Andy Warhol, quella di Robert Rauschenberg, la Fondation Magritte, per citarne alcuni. Skateboard d’autore che possono essere una forma di collezionismo, le tavole firmate da ROA, James Jean o a KAWS, decorate per la Supreme, oggi sono valutate intorno ai 6.000 dollari, e infatti i deck ancora privi di ruote, si possono appendere in casa come autentiche opere d’arte. Dicono alla Skateroom: “Collaboriamo con artisti contemporanei per creare edizioni di opere d’arte sul ‘medium’ skateboard. Queste opere in edizione limitata sono pensate per essere appese a una parete, proprio come dipinti. Ma chi lo desidera può tranquillamente utilizzarle per lo skateboarding – spiega l’azienda -. Continuiamo a esplorare e spingere i confini dell’arte dello skateboard rilasciando edizioni artistiche uniche e da collezione”. Skateboard artistici proposti ad un prezzo accessibile per rendere l’arte disponibile al grande pubblico. Arte e strada, arte e vita. Attualmente – conclude Skateroom – il programma ha raggiunto oltre 1.500 giovani a rischio, tra i 5 ei 17 anni, ogni settimana nelle loro scuole in tutto il mondo”.

“Our collective future depends upon business ideas becoming a means for building, financing and implementing solutions to the globe’s most pressing problems.”

The Skateroom

 

BANKSY. A visual protest al Mudec

20 NOVEMBRE 2018

 

  • FLOWER THROWER Anno: 2003 Tecnica: Limited edition screenprint Misure: 50 x 70 cm.Butterfly Art News Collection. Credito fotografico: Butterfly Art News Collection
  • DONUT Anno: 2009.Misure: cm 56 x 76.Tecnica: Serigrafia su carta. Collezione privata Milano Credito fotografico: © Photo Marta Carenzi
  • RATAnno: 2009.Misure: cm 56 x 76.Tecnica: Serigrafia su carta.Collezione privata Milano.Credito fotografico: © Photo Marta Carenzi
  • RUDE COPPERAnno: 2003. Misure: cm 57,5 x 42. Tecnica: Serigrafia in edizione limita.Butterfly Art News Collection. Credito fotografico: Butterfly Art News Collection
  • MOSQUITOAnno: 2002.Misure: cm 84,5 x 72.Tecnica: pittura a spray e emulsione su cartoncino perforato (francobolli della Monkey Queen di Banksy) montato su cartone.Artificial Gallery, Antwerp.Credito fotografico: © Artificial Gallery,Antwerp
  • GIRL BALOONAnno: 2004 Tecnica: Limited edition screenprint. Misure: 66 x 50 cm. Butterfly Art News Collection.Credito fotografico: Butterfly Art News Collection
  • FLYING COPPERAnno: 2003. Misure: cm 100 x 70.Tecnica: Serigrafia in edizione limitata. Butterfly Art News Collection.Credito fotografico: Butterfly Art News Collection

 

Banksy, è al Mudec, a Milano. Beh, no, certo, non lui, l’artista più misterioso della storia, ma la sua provocatoria arte presa dalla strada e nata, diffusa, resa famosa, dalla strada. Arte e politica, arte e cultura, arte ed etica della vita. Messaggi che arrivano dritti come fucilate attraverso il linguaggio sintetico, irriverente e corrosivo, di una satira intelligente che colpisce al cuore. Guerra, consumismo, povertà, conformismo, arroganza del potere, sono i “temi” di denuncia che Banksy, racconta dai muri delle periferie Londra, sua città natale, a quelli di New York, e potrebbero essere quelli di ogni angolo di mondo perché da oriente ad occidente, da nord a sud, i problemi che accomunano tutte le culture di questo mondo sono sempre gli stessi.
Passione per la denuncia alla fatica del vivere, alla la ribellione degli schemi sociali contraffatti dall’establishment, del conformismo che tende a massificare senza lasciare crescita per la creatività, all’ uso del potere per azzerare la libertà creando l’illusione della democrazia. E’ questa sua libera voce che lo ha reso un mito, ed anche se la dimensione narrativa delle sue opere lo ha “promosso” da writer ad artista di fama internazionale e le sue opere si battono all’asta da Sotheby’s anche se ora potrebbe permettersi di uscire allo scoperto, Banksy preferisce mantenere l’anonimato che lo contraddistingue, per distanza anche dalle convenzioni del mondo stesso dell’arte, perché ha fatto della sua arte denuncia e la denuncia vera, non può piegarsi al potere della fama, al luccichio, e continua provocatoriamente a scegliere lo stesso anonimato di tanti suoi compagni “ di strada” per coerenza , per convinzione, un po’ come un moderno Robin Hood.

La mostra che il Mudec, il Museo delle Culture, gli dedica, non è autorizzata da Banksy, come ogni altra dedicata a lui, ma risponde al grande seguito dell’artista con una monografica che espone circa 80 lavori tra dipinti, prints numerati (edizioni limitate a opera dell’artista), corredati di oggetti, fotografie e video,circa 60 copertine di vinili e cd musicali da lui disegnati e una quarantina di memorabilia(litografie, adesivi, stampe, magazine, fanzine, flyer promozionali, che raccontano attraverso uno sguardo retrospettivo l’opera e il pensiero di Banksy. Il grande lavoro del Mudec indaga e allarga l’orizzonte al mondo di Banksy, prima di Banksy. Il Situazionismo, le proteste del maggio 1968 e i writers di New York degli anni ’70 e ’80 furono i “movimenti” che, con una forma di protesta visiva attraverso la fusione di parole e immagini e con un’attitudine all’azione sono per Banksy espliciti riferimenti per modalità espressive o per “affinità elettive”. Del Movimento Situazionista degli anni ’50 e ’60 con radici nel marxismo, nell’anarchismo e nelle avanguardie artistiche del Novecento Banksy condivide l’attitudine sperimentale, l’attenzione alle realtà urbane, la teoria della “psicogeografia” (secondo la quale lo spazio di azione dell’artista è il territorio), l’aspetto performativo, ma soprattutto il détournement, cioè il plagio in cui sia la fonte sia il significato dell’opera originale vengono sovvertiti per creare un nuovo lavoro nel quale spesso vengono utilizzati i comics in sostituzione dei testi dei fumetti slogan situazionisti. Non solo: dalle teorie situazioniste Banksy riprende uno dei suoi assiomi, l’anti-copyright, inteso come lotta contro una forma di proprietà privata, seppure intellettuale.
In mostra anche i suoi famosissimi ratti, che assumono per lui una dimensione metaforica:
“Esistono senza permesso”, dichiara. “Sono odiati, braccati e perseguitati. Vivono in una tranquilla disperazione nella sporcizia. Eppure sono in grado di mettere in ginocchio l’intera
civiltà”. Nei lavori di Banksy i ratti diventano vandali armati di vernice e pennelli, borghesi con l’ombrello e abiti impeccabili, scassinatori, rapper, operai, sabotatori… I ratti sono il paradigma dei writers: come i ratti popolano fogne, cunicoli, aree degradate e abbandonate delle metropoli moderne, così i graffitisti si muovono nottetempo in luoghi analoghi per marchiare muri, vagoni, cancelli e serrande con i loro spray, stando bene attenti a non incappare nelle grinfie delle forze dell’ordine sempre in agguato.

A VISUAL PROTEST. The Art of Banksy a cura di Gianni Mercurio
MUDEC – Museo delle Culture di Milano
21 novembre 2018 – 14 aprile 2019

 

MILANO ART WEEK

 

9 APRILE 2018

 

  • ESTABLISHED:  CONT, MAI 36, MULLICAN
  • EMERGENT: GIANNI MANHATTAN, Faust
  • EMERGENT: Bonny Poon, BARCZA
  • DECADES:  Richard Saltoun, SPENCE
  • DECADES: Richard Saltoun, SPENCE
  • ESTABLISHED:  MASTERS, Gian Enzo Sperone, SCHNABEL
  • ESTABLISHED:  CONT, DE CARLO, Holler
  • ESTABLISHED:  CONT, Riegger, KOTAKTOVA
  • ESTABLISHED: CONT, Dvir Gallery, CANTOR
  • ESTABLISHED:  MASTERS, MAAB, Bruno Munari
  • ESTABLISHED:  MASTERS, Frittelli, MARCUCCI
  • ESTABLISHED:  CONT, Meyer Riegger, KOTAKTOVA
  • ESTABLISHED:  CONT, P420, CRESPO
  • ESTABLISHED:  MASTERS, OSART, Autotelefonata
  • ESTABLISHED: CONT, Kilchmann, MARGOLLES
  • ESTABLISHED: MASTERS, MAZZOLENI, Lucio Fontana
  • OBJECT: MATTER OF STUFF, Belfiore
  • ESTABLISHED; CONT, Lia Rumma, KOSUTH
  • OBJECT: CIPRIANI, kounellis
  • GENERATIONS: Martini & Ronchetti, CARMI
  • GENERATIONS:  CAR DRE, Montgomery
  • ESTABLISHED:  FS, HAGIWARA PROJECTS, DOHI

Courtesy  MIART

 

Se ami l’arte ci devi essere: a Milano dal 9 al 15 la Milano Art Week è una full immersion di inaugurazioni , eventi speciali , performance e mostre imperdibili, opening serali e notturni, e aperture straordinarie di musei, un’intensissima settimana di creatività e di cultura che coinvolge fondazioni, gallerie, enti pubblici e privati e artisti di tutto il mondo. Un programma che lascerà senza fiato. Letteralmente, e in tutti i sensi. Difficile dare delle priorità, ma sicuramente da non perdere TERESA MARGOLLES al PAC, WILL  BENEDICT alla Chiesa San Paolo in Converso, Christian Marclay per Fondazione Furla al Museo del Novecento nell’ambito di Furla Series #01, Guido van der Werve presso FuturDome, e MARCELLO MALOBERTI alla GAM per quanto riguarda le performance. Altre segnalazioni : MATT MULLICAN ed EVA KOT’A’TKOVA’ presso Pirelli HangarBicocca, Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943 alla Fondazione Prada Milano, Torbjørn Rødland alla Fondazione Prada Osservatorio, Guggenheim UBS MAP Global Art Initiative. But a Storm is Blowing from Paradise: Contemporary Art of the Middle East and North Africa alla GAM Galleria d’Arte Moderna, la XI edizione del Triennale Design Museum, Italiana. L’Italia vista dalla moda 1971-2001 a Palazzo Reale, Frida Kahlo al Mudec, GIOSETTA FIORONI e il Premio Acacia al Museo del Novecento, SOL LEWiITT alla Fondazione Carriero, JIMMIE DURHAM alla Fondazione Adolfo Pini, Kimsooja alla Basilica di Sant’Eustorgio, The Sichuan Tale. China, Teatro e Storia a FM Centro per l’Arte Contemporanea, Barry X Ball al Castello Sforzesco e a Villa Panza, Project Room #7 alla Fondazione Arnaldo Pomodoro

Al centro di tutto, al padiglione 3 di Fieramilanocity, la ventitreesima edizione di MIART, la prestigiosa fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea con 186 Gallerie declinate in 6 sezioni : : ESTABLISHED, con 126 espositori divisi tra gallerie specializzate in arte contemporanea e gallerie che proporranno opere dai primi del Novecento agli anni Novanta; EMERGENT, dedicata alle gallerie che fanno ricerca sui nuovi talenti; GENERATIONS, con 8 coppie di gallerie che metteranno a confronto due artisti appartenenti a generazioni diverse; DECADES, con un vero e proprio percorso attraverso 9 gallerie che tracceranno la storia del ventesimo secolo, scandita per decenni, con focus sul dopoguerra; ON DEMAND, ossia il segmento dedicato a opere site-specific e context-based, tra performance, installazioni e wall painting; OBJECT, con 14 gallerie che esporranno oggetti di design prodotti in edizione limitata e concepiti come vere e proprie opere d’arte. Una tre giorni di talk show con un’alta coerenza tematica avrà come leit motiv il tema dell’immaginazione. Intesa non tanto come una fuga dalla realtà, ma come uno strumento sociale e politico per ripensare il mondo. Al programma di talk interverranno 60 curatori, direttori di museo coinvolgeranno 40 protagonisti, tra direttori di museo e personalità del mondo dell’arte provenienti da ogni parte del pianeta.

Da non perdere l’ART NIGHT NO PROFIT SPACES, sabato 14 aprile, performance ed eventi organizzati da enti non profit: Assab One, [.BOX] Videoart Project Space, Cabinet, Dimora Artica, Edicola Radetzky, FuturDome, Mars-Milan Artist Run Space, Marsèlleria, Mega, Standards e t-space. e l’APERTURA STRAORDINARIA  delle gallerie milanesi, domenica 15 aprile.

Qui il calendario completo dell’Art Week

 

Eva Kot’àkovà all’Hangar Bicocca ,Teresa Margolles al Pac ,Torbjørn Rødland alla Fondazione Prada Osservatorio

 

 

 

MOSTRE: italiana. L’Italia vista dalla moda

22 FEBBRAIO 2018

 

F

Ph. Fabrizio Ferri per Vogue Italia. Courtesy Archivio Condè Nast Italia.

 

Trent’anni di storia della moda italiana raccontati attraverso quel movimento sinergico che scuote i grandi cambiamenti e si rispecchia nella cultura, estesa in tutte le sue forme. Si inaugura oggi, nel cuore della fashion week milanese, al Palazzo Reale di Milano, ITALIANA. L’ITALIA VISTA DALLA MODA.1971 – 2001. Non solo abiti e accessori, ma oggetti, personaggi, commistioni culturali, politiche, artistiche. Movimenti che hanno influenzato la moda e che ne sono stati influenzati. Creatività e nuove scuole di pensiero, innovazione e diversificazione, un grande lavoro su immagine e sperimentazione creato anche da fotografi come Oliviero Toscani, Paolo Roversi, Alfa Castaldi, e icone della moda, da Armani a Romeo Gigli. Comunicazione e marketing si sono poi aggiunti alla creatività supportando la crescita esponenziale di un fenomeno che ha fatto un pezzo dela storia del nostro Paese. La mostra segue un ordine tematico: Identità, Democrazia, In forma di logo, Diorama, Project Room, Bazaar, Postproduzione, Glocal, L’Italia degli oggetti. Il periodo storico va dal 1971 al 2001, cioè dalla nascita del pret a porter all’anno in cui la moda italiana diventa internazionale. 

Dal  22 Febbraio al 6 Maggio 2018. Palazzo Reale, Milano. Piazza Duomo 12.

 

http://www.cameramoda.it/it/italiana/ 

FRIDA KAHLO al mudec di milano

 

30 GENNAIO 2018

 

  • Kahlo Frida Titolo: Diego nella mia mente Anno: 1943 Tecnica: Olio su masonite Dim SC: 76 x 61 cms. Dim CC: 97 x 81 x 8 cms. Prestatore: The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation. Crediti: © Gerardo Suter © Banco de México Diego Rivera Frida Kahlo Museums Trust, México, D.F. by SIAE 2018
  • Frida Kahlo Titolo: Natura morta con pappagallo e frutta Anno: 1951 Tecnica: Painting Dim: SC: 25,7 x 28,2 cm Prestatore e Crediti: Nickolas Muray Collection of Mexican Art, Harry Ransom Center. The University of Texas at Austin © Banco de México Diego Rivera Frida Kahlo Museums Trust, Mexico, D.F. by SIAE 2018
  • Frida Kahlo Titolo: La colonna spezzata Anno: 1944 Tecnica: olio su tela Dim SC: 39.8 x 30.5 cm Prestatore: Museo Dolores Olmedo Crediti: © Foto Erik Meza / Xavier Otaola - © Archivo Museo Dolores Olmedo © Banco de México Diego Rivera Frida Kahlo Museums Trust, México, D.F. by SIAE 2018
  • Frida Kahlo Titolo: Autoritratto Anno: 1940 Tecnica: olio su alluminio Dim SC: 63,5 x 49,5 cm Prestatore: Harry Ransom Center - The University of Texas, Austin Credito: © Banco de México Diego Rivera Frida Kahlo Museums Trust, México, D.F. by SIAE 2018
  • Kahlo Frida Bimba tehuacana, Lucha María (Sole e luna) Anno: 1942 Tecnica: oil on masonite Dim SC: 85,6 x 43,3 cm Dim CC: 85,6 x 43,3 x 6 cm Prestatore: Juan Antonio Péréz Simon Crediti: © Rafael Doniz © Banco de México Diego Rivera Frida Kahlo Museums Trust, México, D.F. by SIAE 2018
  • Kahlo Frida Titolo: L’amoroso abbraccio dell’Universo, la Terra (Messico), Diego, io e il Signor Xólotl Anno: 1949 Tecnica: Olio su masonite Dim SC: 70 x 60.5 cms Dim CC: 79 x 69 x 6.5 Prestatore: The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation. Crediti: © Gerardo Suter © Banco de México Diego Rivera Frida Kahlo Museums Trust, México, D.F. by SIAE 2018
  • FRIDA E DIEGO RIVERA
  • Kahlo Frida Titolo: Natura morta (Sole di Samuel Fastlicht) Anno: 1951 Tecnica: olio su masonite Dim SC: 28.6 x 35.9 cm Dim CC: 53 x 61 x 3.5 cm Prestatore: Galeria Arvil – USA CREDITI: © Banco de México Diego Rivera Frida Kahlo Museums Trust, México, D.F. by SIAE 2018
  • Frida Kahlo Titolo: Autoritratto con scimmietta Anno: 1945 Tecnica: olio su masonite Dim SC: 56 x 41,5 cm Prestatore: Museo Dolores Olmedo Crediti: © Foto Erik Meza / Xavier Otaola - © Archivo Museo Dolores Olmedo ©Banco de México Diego Rivera Frida Kahlo Museums Trust, México, D.F. by SIAE 2018
  • FRIDA, LEV TROTSKIJ E LA MOGLIE NATALIA
  • Kahlo Frida Titolo: Henry Ford Hospital Anno: 1932 Tecnica: olio su metallo Dim SC: 31 x 38.5 Dim CC: 55,5x63,5x8,2 cm Prestatore: Museo Dolores Olmedo Crediti: © Foto Erik Meza / Xavier Otaola - © Archivo Museo Dolores Olmedo © Banco de México Diego Rivera Frida Kahlo Museums Trust, México, D.F. by SIAE 2018
  • Frida Kahlo Titolo: Il suicidio di Dorothy Hale Anno: 1938-39 Tecnica: olio su masonite, con cornice dipinta Dim: cm 59,7 x 49,5 cm Prestatore: Phoenix Art Museum Inv. N. 1960.20, Gift of an anonymous donor Crediti: Collection of Phoenix Art Museum © Banco de México Diego Rivera Frida Kahlo Museums Trust, Mexico, D.F. by SIAE 2018
  • FRIDA E DIEGO RIVERA

 

La grande mostra- evento su Frida Khalo, l’artista messicana più famosa e acclamata al mondo, una delle icone del nostro tempo, sta per arrivare al MUDEC Museo delle Culture di Milano “FRIDA KAHLO.OLTRE IL MITO” è un progetto espositivo frutto di SEI ANNI DI STUDI E RICERCHE, che si propone di delineare una nuova chiave di lettura attorno alla figura dell’artista, evitando ricostruzioni forzate, interpretazioni sistematiche o letture biografiche troppo comode, e con la registrazione di INEDITI E SORPRENDENTI MATERIALI D’ARCHIVIO. La mostra riunirà in un’unica sede espositiva PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA e dopo quindici anni dall’ultima volta TUTTE LE OPERE  PROVENIENTI DAL MUSEO DOLORES OLMEDO di Città del Messico E DALLA JAQUES AND  e NATASHA GELMAN COLLECTION, le due più importanti e ampie collezioni di Frida Kahlo al mondo, e con la partecipazione di autorevoli musei internazionali che presteranno alcuni dei CAPOLAVORI dell’artista messicana MAI VISTI NEL NOSTRO PAESE (tra i quali, il Phoenix Art Museum, il Madison Museum of Contemporary Art e la Buffalo Albright-Knox Art Gallery).
 “Per quanto possa sembrare paradossale, è proprio il gran numero di eventi espositivi dedicati a Frida Kahlo che ha portato ad ideare questo nuovo progetto”, spiega il curatore della mostra, Diego Sileo, “perché – contrariamente a quanto appare – la leggenda che si è creata attorno alla vita dell’artista è spesso servita solo ad offuscare l’effettiva conoscenza della sua poetica.” Fino ad oggi la maggior parte delle mostre su Frida Kahlo si sono limitate ad analizzare, con una certa morbosità, i suoi oscuri traumi familiari, la sua tormentata relazione con Diego Rivera, il suo desiderio frustrato di essere madre, e la sua tragica lotta contro la malattia. “Nel migliore dei casi la sua pittura è stata interpretata come un semplice riflesso delle sue vicissitudini personali o, nell’ambito di una sorta di psicoanalisi amatoriale, come un sintomo dei suoi conflitti e disequilibri interni. L’opera si è vista quindi radicalmente rimpiazzata dalla vita e l’artista irrimediabilmente ingoiata dal mito.”
La mostra intende andare oltre la visione semplicistica della relazione tra la vita e l’opera dell’artista messicana, dimostrando che per un’analisi seria e approfondita della sua poetica è necessario spingersi al di là degli angusti limiti di una biografia e andare oltre quel mito consolidato e alimentato dalle mode degli ultimi decenni. La mostra evidenzierà come Frida Kahlo nasconda ancora molti segreti e racconterà, attraverso FONTI E DOCUMENTI INEDITI SVELATI NEL 2007 DALL’ARCHIVIO RITROVATO DI CASA AZUL (dimora dell’artista a Città del Messico), E DA ALTRI IMPORTANTI ARCHIVI QUI PRESENTI PER LA PRIMA VOLTA CON MATERIALI SORPRENDENTI E RIVOLUZIONARI  (archivio di Isolda Kahlo, archivio di Miguel N. Lira, archivio di Alejandro Gomez Arias) – nuove chiavi di lettura della sua produzione.
Dalle indagini realizzate in Messico in prima persona dal curatore sono emersi alcuni temi e tematiche principali – come l’espressione della sofferenza vitale, la ricerca cosciente dell’Io, l’affermazione della “messicanità”, la sua leggendaria forma di resilienza – che permetteranno ai visitatori di percepire la coerenza profonda che esiste, molto più in là delle sue apparenti contraddizioni, nell’opera di Frida Kahlo. Gli stessi temi si rifletteranno nel progetto d’allestimento della mostra, che si svilupperà – secondo un CRITERIO ANALITICO DELLE OPERE-  attraverso quattro sezioni: DONNA ,TERRA, POLITICA E DOLORE

Promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, che ne è anche il produttore, e curata da Diego Sileo, Frida Kahlo. Oltre il mito porterà in Italia PIU’ DI CENTO OPERE tra dipinti (una cinquantina), disegni e fotografie.

MUDEC – Museo delle Culture di Milano (Via Tortona, 56)
Dal 1 febbraio al 3 giugno 2018.

 

 

 

 

REVOLUTION: musica e ribelli

2 DICEMBRE 2017

 

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1 ‘Revolution’, Alan Aldridge/Harry Willock/Iconic Images, 1968.  2  a sinistra: Poster di The Crazy World of Arthur Brown at UFO, 16 and 23 Giugno 1967, Hapshash and the Coloured Coat(Michael English & Nigel Waymouth)© Victoria and Albert Museum, London. A destra: Lennon, Kaleidoscope Eyes, 1967, ideato da Larry Smart © Private Collection/Bridgeman Images. Beatles a casa di Brian Epstein, Linda McCartney, 1967 © MPL Communication. Riprodotta con ilpermesso di Paul McCartney. 4 John Lennon e Yoko Ono a letto nella Presidential Suite dell’Amsterdam Hilton Hotel, 25 marzo 1969 © Bettmann. 5 Poster di Che Guevara da una fotografia di Alberto Konda, ideato da Osiris Visions Ltd, fineanni ’60
© Victoria and Albert Museum, London. 6 Rev. Dr. Martin Luther King Jr. a United Nations Plaza, 15Aprile 1967, Christian Science Monitor © Christian Science Monitor. a sinistra: Poster di Jimi Hendrix, 1967, ideato da Larry Smart © Victoria and Albert Museum, London. A destra : Lato  B dell’album Cheap Thrillsdei Big Brother and The Holding Company, 1968. 8 Preparativi dei MerryPranksters per la festa Acid Test Graduation, San Francisco, California, ottobre 1966.(Photo by © Ted Streshinsky/CORBIS/ Corbis via Getty Images). 9 Iggy Pop durante un concerto a Crosley Field, Cincinnati, Ohio, 23 giugno 1970 (Photo by Tom Copi/Michael Ochs Archive/Getty Images). 10 a sinistra: Lato A dell’album DisraeliGears dei Cream, 1967. A destra : Lato A dell’albumUnderground con i Pink Floyd/Chocolate Watchband/Jake Holmes/ Kim Fowley, 1969. 11 Manifestazione per l’uguaglianza dei diritti fra uomini e donne, New York, August 26, 1970(Photo by Michael Abramson/The LIFE Images Collection/Getty Images). 12 Pompieri in azione per spegnere un incendio scoppiato a causadei disordini a Detroit, Michigan, luglio 1967 (Photo by Declan Haun/The LIFE Picture Collection/Getty Images). 13 Fotografia della sezione ‘SwingingLondon’ dalla mostra al V&A © Victoria and Albert Museum, London. 14 Fotografia della sezione ‘SwingingLondon’ dalla mostra al V&A © Victoria and Albert Museum, London.

REVOLUTION è alla Fabbrica del Vapore, a Milano. La mostra è “partita” da Londra, fatto scalo a Montreal e approdata a Milano, per rivivere e documentare l’epoca della rivoluzione culturale che ha cambiato il DNA della nostra storia, nella quale la musica ha avuto un ruolo fondamentale, unendo sogni e speranze di tutta una generazione. Da Londra Beatles, Rolling Stones, Jimi Hendrix, Pink Floyd e una lunga serie di band eccezionali, e negli Stati Uniti Bob Dylan, i Buffalo Springfield e un’altra lunga serie di artisti altrettanto eccezionali .
La politica sembra voler cambiare davvero il mondo: Che Guevara, Mao Tse Tung, Martin Luther King, Malcom X, Bob Kennedy.
La poesia e la letteratura aprono strade fino ad allora impensabili: Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Norman Mailer su tutti.
L’arte e la grafica mai così prolifiche e innovative: da Andy Wahrol a Hipgnosis, da Jasper Johns a Milton Glaser e tanti altri.
La moda e le sue famose modelle: la minigonna di Mary Quant, gli stivaletti,Twiggy e Jean Shrimpton. Ma dietro e dentro a questi “ simboli” sono nati i movimenti che hanno dato vita a molte delle battaglie per i diritti che hanno modificato la nostra civiltà, e nella rivoluzione delle coscienze la musica diviene lo strumento di emancipazione dei vecchi costumi, si diffonde un desiderio di libertà e di uguaglianza, i ragazzi si trasformano in “cittadini del mondo”.
“L’Uomo a una Dimensione” di H. Marcuse diventa la “bibbia” di tutti i movimenti.
In tutto il mondo, a partire dagli USA, i movimenti studenteschi contestano i metodi di insegnamento nelle scuole e nelle università e chiedono libertà di parola con lo strumento dell’ assemblea, e presto la protesta si orienta verso temi che riguardano la politica, i diritti civili e la segregazione razziale.In mostra documenti originali che testimoniano le grandi manifestazioni contro la guerra in Vietnam, la lotta dei neri e del movimento femminista.
Anche nell’Italia del “boom economico”, la protesta sorge nelle università, prevalentemente, contro i valori borghesi dominanti: l’individualismo, l’esaltazione della famiglia, il paternalismo, i pregiudizi di classe.

 

REVOLUTION
Musica e ribelli 1966-1970
Dai Beatles a Woodstock

Curatori Victoria Broackes – Victoria and Albert Museum di Londra
Geoffrey Marsh – Victoria and Albert Museum di Londra
Fran Tomasi
Clara Tosi Pamphili
Alberto Tonti

FABBRICA DEL VAPORE
Via Cesare Procaccini, 4 – 20154 Milano
dal 2 dicembre 2017 al 4 aprile 2018

www.mostrarevolution.it 

 

RICK OWENS in TRIENNALE

 

1  DICEMBRE 2017

 

 

“ I VESTITI CHE CREO SONO LA MIA AUTOBIOGRAFIA. RAPPRESENTANO LA CALMA ELEGANTE A CUI ASPIRO E I DANNI CHE HO FATTO LUNGO LA SUA STRADA. SONO UN’ ESPRESSIONE DI TENEREZZA E DI UN ANIMO FURENTE. SONO UN’ IDEALIZZAZIONE ADOLESCENTE E LA SUA INEVITABILE SCONFITTA.”
RICK OWENS

Sarà alla Triennale di Milano Subhuman Inhuman Superhuman, la prima retrospettiva dedicata alla creatività anarchica di Rick Owens, eclettico designer californiano scoperto da Anna Wintour, una delle voci più autorevoli del giornalismo di moda, per anni direttrice di Vogue America. Owens fonda il suo brand nel 1994 e si trasferisce a Parigi nel 2003, dove ha sede il suo quartier generale. La sua prima collezione di arredi, realizzata in compensato grezzo, marmo e corna di alce americano, è stata esposta al Musée d’Art Moderne di Parigi e al Museum of Contemporary Art di Los Angeles, ed altri importanti riconoscimenti sono stati attribuiti nel corso degli anni al suo talento visionario ispirato da poeti ed artisti.
La mostra, proposta dalla curatrice del settore moda della Triennale Eleonora Fiorani, e concepita nella sua interezza come un’opera d’arte, porta all’interno del processo creativo ed espressivo dell’universo di Owens, con pezzi provenienti dai suoi archivi di moda e arredo, con fashion film, art work, opere grafiche, pubblicazioni, e un’istallazione site-specific che sarà possibile vedere solo alla Triennale di Milano. L’obiettivo della mostra è l’indagine e la riflessione su ciò che è generalmente definito “bello”secondo i canoni tradizionali dell’estetica riconosciuta e  accettata. La cifra creativa e la continua ricerca di Owens stravolge i parametri di dogmi e moralismi, mettendo in evidenza diversità ed accettazione di diversi concetti di bellezza, raccontati con sofisticata raffinatezza dalle passerelle delle sue sconcertanti, spettacolari e provocatorie sfilate, a tutte le altre forme della sua espressione artistica.

Dal 15 dicembre 2017 al 25 marzo 2018
Palazzo della Triennale
Viale Alemagna 6 Milano

 

 

TAKE ME ( I’M YOURS ) come l’arte diventa interattiva

1 NOVEMBRE 2017

 

 

All’Hangar Bicocca di Milano “ Take Me ( I’m Yours ) “ una collettiva che rompe i canoni di ogni regola con la partecipazione attiva dei visitatori, invitati ad intervenire. Le opere si possono toccare, usare, modificare, consumare, se ne possono prendere pezzi  e lasciare qualcosa di proprio. Si possono prendere copie del poster che Maurizio Cattelan ricevette in dono da Alighiero Boetti, mangiare i cioccolatini di Carsten Hoeller con la scritta “Future” sull’involucro, scattarsi un selfie e aggiungerlo alle foto di Franco Vaccari, farsi ritrarre da un disegnatore o disegnare un modello in posa nello spazio performativo di Francesco Vezzoli, o appendere agli alberi di limone Wish Trees di Yoko Ono, dei biglietti con i propri desideri. Scambio attivo del prendere/dare quindi, dove l’intervento individuale diventa espressione di massa modificando l’oggetto e l’idea che lo esprime, in una trasformazione continua e libera da dogmi che si evolve e si rigenera nel tempo. L’idea è quella della  continuità dello scenario globale della storia e della società contemporanea.
La mostra è stata allestita per la prima volta nel 1995 alla Serpentine Gallery di Londra e poi ripresa a partire dal 2015 in molteplici versioni, passando da Parigi, Copenhagen, New york e Buenos Aires, nata da una serie di conversazioni e riflessioni tra il curatore Hans Ulrich Obrist e l’artista Christian Boltanski, sulla necessità di ripensare al modo di esporre un ‘opera d’arte. L’idea del progetto è partita da un lavoro dello stesso Boltanski, “ Quai de la Gare “ nel quale mucchi di vestiti venivano modificati nel corso della mostra permettendo al pubblico di prenderli e portarseli via in una busta marchiata con la scritta “ Dispersion “ e rendendo effettivo il significato e il titolo dell’opera, destinata a disperdersi e scomparire.
L’opera è presente a Milano, insieme a quelle di circa cinquanta artisti, tra i quali 15 italiani, allestite nei mille metri quadri dello Shed di Pirelli HangarBicocca. Workshop, performance ed eventi speciali completano la mostra, che è visitabile fino alle 21,15 ( ultimo ingresso ) ma è consigliata, e durante i weekend necessaria, la prenotazione.

 

Hangar Bicocca Via Chiese 2. Milano.
Dal 1 Novembre 2017 al 14 Gennaio 2018
Curatori: Chiara Parisi,Roberta Tenconi,Hans Ulrich Obrist,Christian Boltanski

 

 

fondazione prada: FAMOUS ARTIST from CHICAGO

 

18  OTTOBRE 2017

  • FAMOUS ARTIST FROM CHICAGO 1965- 1975.   Roger Brown
  • Leon Golub
  • Leon Golub
  • FAMOUS ARTIST FROM CHICAGO 1965 - 1975.  Roger Brown
  • H.C. Westermann
  • FAMOUS ARTIST FROM CHICAGO 1965 - 1975.   Art Green
  •  H.C.Westermann
  • FAMOUS ARTIST FROM CHICAGO 1965 - 1975.  Gladys Nilsson
  • FAMOUS ARTIST FROM CHICAGO 1965 - 1975.  Jim Nutt
  • FAMOUS ARTIST FROM CHICAGO 1965 - 1975.  Gladys Nillson
  • FAMOUS ARTIST FROM CHICAGO 1965 - 1975.  Christina Ramberg
  • FAMOUS ARTIST FROM CHICAGO 1965 - 1975.  Jim Nutt

 

 

Fondazione Prada presenta nella sede di Milano dal 20 ottobre 2017 al 15 gennaio 2018 un programma di ricerca e di informazione sull’arte sviluppatasi a Chicago nel secondo dopoguerra. La mostra prosegue la strategia di rilettura della Fondazione di momenti della storia dell’arte contemporanea che, anche se non riconosciuti completamente dalla critica, hanno segnato l’attualità delle nuove generazioni artistiche, dai graffitisti ai neotecnologici.
L’operazione di attraversamento di una pittura caratterizzata dall’impegno politico, dalla narrazione figurativa e dalla radicalità grafica, e per questo rifiutata dalla cultura dominante newyorkese più interessata alla dimensione astratta e impersonale dell’arte, è articolata in tre approfondimenti tematici concepiti e curati da Germano Celant come un unicum – “Leon Golub”, “H. C. Westermann” e “Famous Artists from Chicago. 1965-1975” – e dedicati a due generazioni di artisti formatesi a Chicago tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Questo progetto contribuisce a indagare la produzione artistica nei due decenni fuori dai principali centri di diffusione dell’arte, da Parigi a New York, per focalizzarsi sullo sviluppo di scene alternative nate intorno a scuole e accademie d’arte, in questo caso la School of the Art Institute of Chicago, e in competizione o in posizione critica rispetto al discorso industriale e riduttivo della Minimal Art.
“Leon Golub”, la prima parte del percorso espositivo, affronta due aspetti complementari della produzione dell’artista, presentando 27 acrilici su tela, di spettacolari dimensioni, realizzati dalla fine degli Sessanta agli anni Ottanta e più di 50 fotografie stampate su carta trasparente negli anni Novanta. Golub (Chicago, 1922 – New York, 2004), fin dalla sua formazione a Chicago, esplora un personale approccio alla figurazione, discostandosi dallo stile dominante dell’Action Painting e dell’Espressionismo astratto della New York School. L’esposizione si concentra sulle componenti politiche del suo lavoro che affronta apertamente la durezza della guerra, del razzismo, della tortura e della violenza. Nel corso degli anni, i suoi soggetti sono sempre più estremi, come i riferimenti diretti alla guerra in Vietnam che, trasportati sulle grandi tele – nella serie Mercenaries, ad esempio – diventano simboli della condizione para-militare della vita contemporanea. Nelle trasparenze fotografiche Golub manipola e altera immagini esistenti degli stessi soggetti drammatici e tragici e, dopo averli fotocopiati o fotografati, li trasferisce su grandi fogli trasparenti che enfatizzano il crudo realismo della sua opera.
L’approfondimento dedicato a H. C. Westermann raccoglie più di 50 sculture di grandi e piccole dimensioni realizzate tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta e una selezione di opere su carta ed esplora il particolare e intenso approccio alla lavorazione del legno che gli deriva dalle tradizionali tecniche di carpenteria. Il rifiuto per il formalismo e la predilezione per i materiali di recupero, così come la visione nostalgica verso un’America scomparsa e lo sguardo critico sulla brutalità del presente, sono diventati elementi d’ispirazione per le successive generazioni di artisti attivi a Chicago e non, da Jeff Koons a KAWS (Brian Donnelly).
“Famous Artists from Chicago. 1965-1975”, è concepito come un approfondimento dell’opera di artisti attivi negli anni Sessanta e Settanta e protagonisti di mostre che mettevano in discussione le tradizionali convenzioni espositive, di presentazione e fruizione dell’opera d’arte, come “Hairy Who” (1966-‘67), “False Image” (1968-‘69), “Nonplussed Some” (1968-’69), organizzate all’Hyde Park Art Center di Chicago, e l’esposizione itinerante “Made in Chicago”, presentata per la prima volta alla Biennale di San Paolo nel 1973. Il titolo della mostra alla Fondazione riprende la necessità, espressa dall’allora curatore e insegnante Don Baum, di proiettare gli artisti di Chicago sulla scena nazionale e internazionale. “Famous Artists from Chicago. 1965-1975” dimostra la vivacità dell’ambiente culturale della città americana come centro di produzione figurativa e l’eterogeneità dei contributi di alcuni degli artisti noti come Chicago Imagists (Roger Brown, Ed Flood, Art Green, Gladys Nilsson, Jim Nutt, Ed Paschke, Christina Ramberg, Suellen Rocca e Karl Wirsum), che avevano individuato nel Surrealismo e nell’Art Brut le radici delle loro ricerche, così da anticipare le nuove espressioni degli anni Ottanta e Novanta, dal Graffitismo alla Street Art, dai cartoons selvaggi ai murales urbani.
Il progetto è accompagnato da tre pubblicazioni della serie dei Quaderni della Fondazione che, attraverso testi e materiali inediti, ne approfondiscono i temi.

 

20 Ottobre  2017- 15 Gennaio 2018
Fondazione Prada  
Largo Isarco 2  Milano

 

Photo Courtesy of Fondazione Prada

 

 

VENEZIA biennale ARTE

 

                                                                                                                     11 LUGLIO 2017

 

Foto di Gianluigi Di Napoli

 

FAUST di Anne Imhof, Padiglione tedesco, vincitore del Leone d’Oro.

Un’ installazione potente, dura, cruda come i nostri tempi difficili, dove l’accento politico si svela attraverso un percorso vitreo in assenza di colori, che fa da palcoscenico ad una generazione che vive in una gabbia trasparente, uno spazio glaciale in cristallo e acciaio con un mondo di sopra e uno di sotto, che richiama alla metafora del controllo, del potere , in una realtà alienante dove l’individuo è costretto ad un’esistenza delimitata da tracciati invisibili.
L’opera è costruita con un pavimento in vetro che divide e sospende il piano calpestabile dal pavimento reale, in modo da creare un effetto acquario tra performers e spettatori. Sotto le lastre di vetro del pavimento-soffitto si muovono ragazzi algidi, dagli sguardi catatonici, quasi automi svuotati da ogni guizzo vitale, soggiogati alla noia di un’esistenza meccanica, ammaestrata. Nei tre spazi principali, giacigli in latex nero,strumenti di costrizione come corde, cavi elettrici con estremità metalliche a testa di cane, medicinali, liquidi. Una scenografia inquietante eppure seduttiva. Quello che accade nelle quattro ore di ciclo delle performance, è la messa in scena di serie di azioni ripetute ma mai identiche, come il toccarsi a vicenda, bruciare oggetti, spingersi contro il vetro. Canti, suoni e chitarre distorte, una Bella Ciao fischiettata, distante come un ‘eco. Una scritta: “Not Again”. Un Catwalk potentissimo che si frantuma in una composizione statica, pittorica. Alla fine, gli attori lasciano una scena vuota, dove domina fortissima una sensazione di assenza.
Un’opera emotiva, che lascia addosso un’ansia, un’oscura consapevolezza, alla quale si ribella l’indomita fierezza dell’umano in cerca di un destino che fugge dall’omologazione.

 

Anne Imhof :  Giardini di Castello Padiglione Tedesco

Fonfamenta dell’ Arsenale, Venezia

 

MODA E ILLUSTRAZIONE

 

                                                                                                                           19 FEBBRAIO 2017

 

  • UNSKILLEDWORKER
  • JAYDE FISH
  • PAUL POPE
  • SANDRINE PAGNOUX
  • PHANNAPAST
  • GILL BUTTON
  • REBECCA COLTORTI
  • BLAIRZ
  • SARA RAINOLDI

 

Illustrazione come arte, arte e moda, moda e illustrazione. Nelle ultime stagioni l’illustrazione in chiave contemporanea ha ripreso una vitalità che le conferisce un posto d’onore riconosciuto anche dai maggiori brand di moda. Se vogliamo parlare un po’ di storia, l’illustrazione nella moda è stata, ovviamente, il primo importantissimo strumento di comunicazione sia per la moda che per la pubblicità  e anche dopo l’avvento della fotografia, l’illustrazione ha sempre avuto un fascino indiscusso. I magnifici disegni Art Decò di Ertè illustrarono circa 240 copertine di  Harpers Bazaar dal 1910 al 1930, e da allora  nomi e stili diversi si sono susseguiti negli anni, per raccontare, tra arte e moda, i cambiamenti della società e del costume. I colori vivaci di Tom Keogh, pittore, illustratore di libri e designer per il cinema, il teatro e il balletto, spiccarono su Vogue Francia negli anni tra il 40 e il 50, le indimenticabili signorine eteree e ironiche di Maddalena Sisto, in arte Mad, sono apparse su tutti i periodici, e sulle riviste di Condè Nast Italia per anni, fino alla prematura scomparsa dell’artista. Anche Andy Warhol, prima di diventare il guru della Pop Art, è stato grafico e illustratore di moda lavorando per numerosissime testate. Renè Gruau per Dior, Antonio Lopez per Missoni, Tony Viramontes per Valentino e Yves Saint Laurent, collaborazioni storiche che hanno segnato epoche diverse, dai 40 agli 80, poi la fotografia ha prevalso, e l’illustrazione è stata messa in panchina, fino ad oggi. Il bisogno di immagini che catturino l’attenzione dei nuovi media è  fondamentale per il fashion system, e grazie al digitale e alla tecnologia, l’illustrazione torna con nuove armi a farsi interprete di concept e stili tra arte e fantasia e a spuntare tra campagne stampa, editoriali e sui siti dei brand più noti con illustrazioni raffinate e ultramoderne dove arte, street art, fumetti, moda e grafica si fondono. Un fumetto per le nuove sneaker Nike Acronym dal fumettista americano Paul Pope, o i Tarot  reinventati da Jayde Fish per Gucci, che le ha affidato il grande murales a N.Y. nel quartiere di Soho, in Lafayette Street. Inaugurato dalla Fish, continuerà nel corso del 2017 con altri artisti. Anche i coloratissimi ragazzi e  ragazze dai grandi occhi languidi e seri dell’inglese Unskilledworker si fanno interpreti delle sfilate di Alessandro Michele  o di Marc Jacobs. E Phannapast, Gill Button, Sandrine Pagnoux, Blairz, Sara Rainoldi, Rebecca Coltorti, per citarne solo alcuni dei più seguiti su Instagram.

 

 

EXTINT in the WILD

 

                                                                                                                              6 FEBBRAIO 2017

 

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  • Lotus berthelotii
  • Lotus berthelotii
  • Lotus berthelotii
  • Lotus berthelotii HABITAT
  • Ambystoma mexicanum
  • Ambystoma mexicanum
  • Ambystoma mexicanum HABITAT
  • Ginkgo biloba
  • Ginkgo biloba HABITAT

 

E’ alla FONDAZIONE PRADA dal 9 febbraio all’ 8 aprile “Extinct in the Wild”, un progetto / mostra concepito dall’artista americano Michael Wang (1981),che  riunisce ed espone all’interno di un habitat artificiale varie specie di flora e fauna non più esistenti in natura, ma che sono coltivate o sopravvivono solo in cattività. Indicati con la dicitura ufficiale “extinct in the wild” (estinto in natura), questi organismi dimostrano l’abbandono forzato di alcune specie del mondo naturale per accedere a quello costruito dall’uomo. Nel progetto “Extinct in the Wild” elementi naturali come piante e animali sono trasferiti in un contesto espositivo e culturale. In un’epoca caratterizzata dalla nozione di estinzione,queste dislocazioni non rappresentano soltanto delle scelte estetiche, ma costituiscono delle vere e proprie strategie di sopravvivenza. Michael Wang ha concepito una mostra costituita da tre strutture in vetro e alluminio con luci artificiali per esporre specie estinte in natura e da una selezione di fotografie. Alcune specie, come il ginco (Ginkgo biloba) sono comuni nella coltivazione, altre, come la cicade blu (Encephalartos nubimontanus), sono tra le più rare del pianeta. Alcuni animali sono sopravvissuti in condizioni artificiali per molti anni, come l’axolotl (Ambystoma mexicanum), una salamandra acquatica scoperta nei canali realizzati dagli antichi Aztechi a Città del Messico dopo essere stati prosciugati per lungo tempo. Lo stramonio arboreo (Brugmansia suaveolens) è una pianta erbacea a fiori bianchi scomparsa dalle foreste sudamericane a causa dell’estinzione delle specie animali che ne distribuivano i semi. Tuttavia, il valore religioso della pianta dovuto alle sue proprietà allucinogene ne ha assicurato la sopravvivenza nella coltivazione tradizionale. Alcune specie, invece, non si sono estinte solo grazie agli eroici sforzi dell’uomo. Ad esempio, la palma della Hawaii (Brighamia insignis), il cui ultimo esemplare in natura è stato registrato nel 2014, è stata salvata dall’estinzione da un gruppo di botanici che ha impollinato le ultime piante esistenti arrampicandosi sulle ripide scogliere oceaniche dell’isola di Kaua’i. La mostra è completata dall’esposizione di 20 fotografie, realizzate dal 2014 a oggi da Michael Wang, e ritraggono diverse specie di flora e fauna e gli habitat originali in cui vivevano prima della loro estinzione in natura. Per l’intera durata della mostra, gli organismi vegetali e animali presentati sono affidati alle cure del personale della Fondazione che si unirà alla schiera di giardinieri, guardiani, scienziati e appassionati che rappresentano per queste specie l’unica possibilità di sopravvivenza. La pratica curatoriale si concentra, quindi, sulla sua funzione originaria legata alle attività di custodia, sorveglianza e coltivazione, come indica l’etimologia stessa del termine curatore. Michael Wang è uno dei tre vincitori ex-aequo (con Evelyn Simons e Adnan Yldiz) di “Curate Award”, un concorso internazionale promosso dalla Fondazione Prada e da Qatar Museums. “Curate Award” ha come obiettivi la ricerca di nuovi talenti nell’ambito della pratica curatoriale e l’apertura di prospettive inedite nella concezione di eventi espositivi

Michael Wang

Nato nel 1981 a Olney, nello Stato del Maryland, Michael Wang vive e lavora a New York. Nella sua pratica utilizza fenomeni globali, quali la diffusione delle specie, il cambiamento climatico, la distribuzione delle risorse e gli scambi dell’economia mondiale, come linguaggi artistici. Il suo percorso include “Invasives”, un progetto sulla diffusione controllato delle specie aliene; “Carbon Copies”, una mostra che si occupa della relazione tra produzione di opere d’arte e l’emissione di gas serra; “Rivals”, una serie di lavori che collega la vendita di opera d’arte alla finanza d’impresa e “Terroir”, un gruppo di tele monocrome realizzate a partire dall’analisi del sostrato roccioso delle città. I suoi lavori sono stati esposti in Europa, Asia e Stati Uniti e recentemente nelle gallerie Foxy Production e Andrea Rosen a New York. I suoi scritti teorici sono stati pubblicati da riviste internazionali come Mousse, Texte zur Kunst, Artforum e Cabinet.

www.michaelwang.info

A MILANO DAL 9 FEBBRAIO AL 9 APRILE 2017

Mercoledì 8 febbraio 2017 si svolgerà il vernissage aperto al pubblico dalle 19 alle 21.

 

 

 

FONDAZIONE PRADA : GRANDE RETROSPETTIVA DI W. COPLEY

 

                                                                                                                             19 OTTOBRE 2016

 

william-copley

 

  • Boy Meets Girl (Cplyland), 1962
  • Portrait of the Artist as a Young Ex‑Patriot, 1951
  • CHILDREN OF DYNOSAURUS 1948
  • Bicycle, 1970
  • Feel Like A Hundred Bucks, 1986
  • Unijambiste, 1951–53
  • FRENCH HORN AND PIANO STOOL , 1970
  • THE ACCIDENT, 1983
  • Trust Lust, 1988
  • George Skibine and William N.Copley with Smile (You are on camera) (1963)

 

Apre domani, 20 ottobre, alla Fondazione Prada di Milano una  grande mostra dedicata a William N.Copley. La mostra, che ripercorre la carriera dell’artista americano, nei vari periodi, dalla fine degli anni 40 ,a Los Angeles, poi a Parigi, per continuare tra Europa e Stati Uniti, è curata, per l’edizione italiana ( molto più ampia, tra l’altro, di quella di Houston ) da Germano Celant, che ne ha curato anche il catalogo, in collaborazione con la Menil Collection di Houston. Le opere esposte sono più di 150, tra il  1948 e il 1995,  provenienti da musei e collezioni internazionali che vanno a costituire la più grande retrospettiva dedicata finora all’artista. Oltre alle opere di Copley, sono esposti per la prima volta in Italia, capolavori di Max Ernst, René Magritte, Man Ray e Jean Tinguely, che facevano parte della collezione personale di Copley. La mostra si sviluppa nei due livelli del Podium. Al primo piano, il suo percorso biografico e intellettuale, arricchito da una vasta raccolta di materiale in parte inedito di pubblicazioni, fotografie, cataloghi e materiali d’archivio resa disponibile dall’Estate di William N. Copley a New York. Al piano terra 8 ambienti dedicati a soggetti o aspetti specifici della vasta produzione di Copley.

Il 20 ottobre alle ore 18 si svolgerà alla Fondazione Prada una conversazione tra Germano Celant e Toby Kamps. Il dialogo tra i due curatori farà emergere nuove possibili linee di lettura storica e critica con cui affrontare la figura poliedrica di Copley. Sarà analizzato il suo percorso culturale a metà strada tra tradizione americana ed europea, tra recupero della storia dell’arte e originale ricorso all’ironia e alla provocazione, nonché la sua singolare condizione di artista, collezionista e gallerista in relazione al nostro presente.
Per l’occasione, l’ingresso alla mostra sarà gratuito dalle ore 17 fino alla chiusura della sede.

 

20 Ottobre  2016 –  8 Gennaio 2017

Fondazione Prada Largo Isarco 2 Milano

Tel . 02 56662611

info@fondazioneprada.org

 

 

ALMAGUL MENLIBAYEVA

 

 

                                                                                                                            1 MARZO 2016

 

 

 

 

ALMAGUL MENLIBAYEVA E’ UN’ARTISTA CONTEMPORANEA DI FAMA INTERNAZIONALE NATA IN KAZAKISTAN,CHE DELLA SUA TERRA RACCONTA L’INCANTO E L’INFERNO ATTRAVERSO PERFORMANCE, PITTURA, GRAFICA, INSTALLAZIONI, VIDEO, E FOTOGRAFIA. La sua arte si ispira a dialoghi non verbali tra mondi, culture ed epoche, e al ruolo delle donne nelle culture presovietica, preislamica, sciamanica e derviscia,e,nel nostro mondo votato al raziocinio e alla tecnologia,fa rivivere i valori della natura e della spiritualità con performance cariche di un certo antropomorfismo mistico” che non assomigliano  a nient’altro, soprattutto per il suo annodarsi in modo radicale alla cultura sufi e a quella dei popoli delle steppe. Le sue opere si muovono intorno alla donna kazaka liberata dal ruolo imposto dalla strumentalizzazione politica che all’epoca del comunismo sovietico ne aveva scolpito l’immagine di lavoratrice instancabile e disciplinata,e che ora,in cerca di una nuova, propria identità, libera dal controllo e dall’oppressione patriarcale, dà nuova vita allo sciamanesimo tradizionale e, con esso, alla nudità femminile, prima proibiti dal regime. Per Almagul l’arte è amore…” mi piace lavorare nella natura con corpi nudi. Lì diventano una parte del paesaggio”.  

Almagul Menlibayeva ha presentato le sue opere in mostre personali e collettive in numerose sedi espositive, tra cui il Philadelphia Museum of Art, il padiglione dell’Asia centrale alla LII Biennale di Venezia, i Rencontres Internationales organizzati dal Centre Pompidou di Parigi, il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, il KW Institute for Contemporary Art di Berlino, lo ZKM Center for Art and Media di Karlsruhe e la Biennale di Sydney.Vive e lavora tra  Amsterdam e Berlino.

 

 

BASEL IN MIAMI

 

                                                                                                                           21 DICEMBRE  2015

 

 

  • 1 L’entrata di Design Miami disegnata dagli studenti della Harvard Graduate School of Design.
  • 2 Art Basel crowd.
  • 3 Jac Leirner"Clowd (from corpus delicti)". Art Basel Miami Beach 2015.
  • 4 Paola Pivi “Untitled (Pearls)”. Art Basel Miami Beach.
  • 5 Francesca Pasquali"White Straws", 2015. Art Basel Miami Beach.
  • 6 Gabriel De la Morasuole di scarpa in cuoio o plastica, "288 - VII/Pi" e "288 - VII/PL", 2015. Art Basel Miami Beach.
  • 7 Hassan SharifSpine e spinotti, "Plugs No.1", 2014. Art Basel Miami Beach.
  • 8 Damien Hirstmedicinali oversize da “Schizophrenogenesis”, 2014. Art Basel Miami Beach.
  • 9 Jimmie Durham“Still Life with Xitle and Spirit” 2007. Art Basel Miami Beach.
  • 10 Michelangelo Pistoletto"Vortice-Trittico", 2014. Art Basel Miami Beach.
  • 11 Isa Genzken"Schauspieler", 2013, dalla mostra "No Man's Land" al Rubell Family Collection Art Museum.
  • 12 Mai-Thu PerretDoppia immagine di "Apocalypse Ballet (Pink Ring)" 2006. Presentata alla mostra "No Man's Land" al Rubell Family Collection Art Museum.
  • 13 Karin Davie"Oh Baby #1 & #2", Sidewalk series, 1992. Dalla mostra "No Man's Land" al Rubell Family Collection Art Museum.
  • 14 Anish Kapoor"Untitled", 2015. Art Basel Miami Beach.
  • 15 Anselm Kiefer "Geheimnis der Farne" (Secrets of the Fernes), 2007. Presentata alla Margulies Collection at the Warehouse.
  • 16 DANIELE PUPPI naked , 2014. Art Basel Miami Beach.
  • 17 John Baldessari“Numbered Legs”, 2015. Art Basel Miami Beach.
  • 18 Rob Pruitt"Us", opera in 127 parti un po' piu' grandi e 126 piu' piccole esposta al De La Cruz Collection Contemporary Art Space.
  • 19  Helen MartenArtwork al femminile. esposta alla mostra "No Man's Land" al Rubell Family Collection Art Museum.
  • 20 Anicka YiTre dettagli dei fiori tempura in "Life serves up the occasional unicorn", 2013. Esposta alla mostra "No Man's Land" al Rubell Family Collection Art Museum.

 

Il sipario e’calato su Art Basel Miami Beach 2015, presentata all’inizio di questo mese,e gli organizzatori tirano le somme. Le cifre sono stupefacenti: 267gallerie, 46mila metri quadrati di spazio espositivo, 77mila visitatori, milioni di dollari di vendite. Con circa meta’degli espositori proveniente dagli Stati Uniti e dal Sud America, Art Basel Miami Beach si e’imposta come la fiera d’arte piu’ prestigiosa in America. Un successo strepitoso giunto alla 14esima edizione, capace di cambiare il volto di Miami e di trasformarla in una delle citta’d’arte piu’ importanti al mondo, dove sia la produzione artistica, sia il mercato dell’arte sono in constante crescita. Il bilancio di quest’anno parla chiaro. Collezionisti fioccati da tutto il mondo. Art dealer soddisfatti, caso mai dispiaciuti di non avere portato piu’opere da vendere. I prezzi? Gli espositori sono riluttanti a divulgare cifre precise, ma hanno ammesso di aver venduto molto bene durante il primo giorno di presentazioni a inviti, con un tasso di vendita che la stampa Americana ha definito come ‘fast and furious’. Infatti la maggior parte delle opere in esposizione ad Art Basel sono state acquistate nei due giorni precedenti all’apertura ufficiale della fiera, durante le presentazioni riservate ad art dealers e a collezionisti d’alto livello. Qualche cifra: la scultura “White Snow, Dopey, Black Red White, Black”di Paul McCarthy (2011-2015) e’ stata venduta per un milione e mezzo di dollari; un Andy Warhol del 1980,”Joseph Beuys” a un milione e 400mila dollari. Il record sembra che spetti a“Man in Blue IV”di Francis Bacon (1954), venduto a 15 milioni di dollari nella galleria newyorchese Van de Weghe; nello stand stand e’ stato venduto un Picasso da 10 milioni e mezzo di dollari, “Buste au Chapeu”. Una serie di Alberto Burri degli anni 60, “Plastica”, e’ stata venduta per 2 milioni di dollari, grazie anche alla retrospettiva che il Guggenheim di New York gli ha dedicato quest’anno ( 9 ottobre 2015 – 6 gennaio 2016).

Situato di fronte ad Art Basel e giunto alla quinta edizione, Design Miami ha accolto migliaia di visitatori sotto il tradizionale tendone bianco davanti al Convention Center, sede di Art Basel. Ogni anno un artista di prestigio ha l’onore di disegnare l’entrata di Design Miami. Quest’anno e’ toccato a un gruppo di studenti della Harvard Graduate School of Design, autori di una struttura composta da 200 modelli architettonici in un rosa brillante, installati a testa in giù  sopra altrettanti pali in acciaio. Titolo: “Unbuilt”.  (FOTO  1)

Tra i pezzi piu’ interessanti di Art Basel: “Still Life with Xitle and Spirit” di Jimmie Durham (2007). Acquistata da un museo il giorno prima dell’inaugurazione della fiera, l’opera era stata in origine commissionata da un collezionista messicano all’artista indiano- americano Jimmie Durham e realizzata con una gigantesca pietra vulcanica da 9 tonnellate e una Dodge Spirit, auto tipicamente utilizzata dai poliziotti messicani in incognito. (FOTO 9)

Uno degli appuntamenti immancabili durante la frenetica settimana di presentazioni di Art Basel e’ il giro delle collezioni private. Situate tra il Design District e il quartiere degli artisti, Winwood, queste grandi warehouse aprono le porte ai visitatori proponendo mostre appositamente curate per Art Basel, contemporaneamente ai pezzi permanenti delle collezioni. Quest’anno la Rubell Family Collection ha presentato una mostra di arte al femminile, “No Man’s Land”. A volte opere delicate e poetiche, come le ballerine di Mai-Thu Perret, altre volte opere di denuncia e malessere, sempre le opere di “No Man’s Land” ripercorrono un universo tutto al femminile.(FOTO  11, 12, 13, 19 e 20)

 

 

JEAN MUNOZ- HANGAR BICOCCA

 

 

 

 

                                                                                                           14  APRILE  2015

 

 

email dimarzio - dimarzio -

 

 

E’ all’Hangar Bicocca di Milano e in Italia per la prima volta una personale di Jean Munoz, uno dei più grandi artisti contemporanei scomparso prematuramente nel 2001 a 48 anni. L’esposizione è grandiosa per l’estensione degli spazi e per la presenza di un centinaio di sculture suddivise in 15 delle opere più significative dell’artista, tra le quali la famosa Double Bind, realizzata nel 2001 per la  Tate Modern di Londra e mai esposta al pubblico. e che da sola ricopre una superficie di 1500 mq disposti su tre livelli di grande effetto scenico ed emozionale. Le sue espressive creature, protagoniste di storie suggerite dall’artista all’immaginario di chi guarda, incantano per intensità e umanità dal loro mondo quasi monocromatico, fatto di ocra, grigio, bianco e nero, ci parlano attraverso messe in scena che vanno da gruppi di conversazione, ad altri in atteggiamenti aggressivi, ad altri ancora in pose acrobatiche, fino alla drammaticità che ci suggerisce una figura con la corda al collo. L’arte di Munoz, la sua sapiente messa in scena dell’umano, non lascia impassibili, porta alla commozione attraverso un percorso empatico che non si esaurisce davanti all’opera. Ma questa imperdibile mostra, è eccellente anche sotto il  profilo dell’allestimento, pensato e curato in modo che il contesto architettonico interagisca con il significato intrinseco delle opere.

A  cura di Vicente Todolí, ‘Double Bind & Around’. Fino al 23 agosto.

 

 

the shadow of your smile

 

 

                                                                                                     29  OTTOBRE   2014

 

 

 

 

Di  Edland Man abbiamo pubblicato due servizi di moda scattati a Milano, uno ambientato al salone del mobile negli spazi dedicati a giovani artisti della scuola del nord europa, e uno nel cuore dell’Expo, la Piazza Gae Aulenti, all’ombra dei grattacieli che hanno ridisegnato lo skyline della città. Edland è un artista poliedrico che definisce se stesso image maker o creative director, fotografo o illustratore della realtà. Un narratore visivo, che reagisce sul presente, e si sviluppa con le sue idee future.

Ed è della sua passione di illustratore che oggi parliamo. “The Shadow of your Smile” è l’ultima di una serie di opere d’arte di Edland Man. Il fil rouge sono le riflessioni sulle transizioni temporali. In “Yesterday Papers “ i tagli nella carta, quasi crudeli, mettevano in risalto una vulnerabile, giovane nudità, “ Pagine Strappate “ sono una serie di ritratti  della ex  modella Sabrina Querci nella sua maturità, e infine una serie dedicata ad un Gaultier d’annata metteva in risalto il cambiamento conservatore dei tempi.

In questo suo ultimo lavoro, “The Shadow of your Smile”, l’artista lavora con lo stesso linguaggio tecnico ma senza avvalersi della fotografia come base di partenza e mostra una visione più positiva sul futuro, lasciando gli aspetti critici e nostalgici e lavorando con l’ausilio delle nuove tecniche digitali come strumenti creativi. In queste opere, costruite con pezzi di carta strappati dalla carta stampata, l’artista lancia un messaggio sulla fine di un’era e la sua interazione con i nuovi mezzi di comunicazione e torna, chiudendo il suo cerchio immaginario, al discorso di transizione e trasformazione, rielaborando opere commissionate tra il 1985- 1988 dalla rivista Vanity fondata da Anna Piaggi e altre pubblicazioni Condè Nast, da Vogue a Lei / Lui nel decennio ottanta.

 

http://www.edlandman.com/portfolio-illustration.htm

 

 

GLITCH. ARTE & CINEMA

 

                                                                                                     12   OTTOBRE   2014

 

 

 

  • Ra di Martino NOT360 2002.Still da video.
  • Ra di Martino - No More Stars (Scene From Abandoned Set), fotografia.Galleria Monitor,Roma.
  • Alterazioni Video, Ambaradam 2014.Still da video.
  • Ra di Martino - No More Stars (Scene From Abandoned Set), fotografia. Galleria Monitor, Roma.
  • Ra di Martino - Copìes recentes du paysages ancienne, 2012. Still da video.
  • Marinella Senatore - Nui Simu ( That 's us ) 2010.Still da video.
  • Ra Di Martino - The Red Shoes 2007.Still da video.
  • Ra di Martino - Between, 2001.Still da video.

 

 

 

Arte e cinema. Due mondi che sempre più si fondono e si completano nella diversità di linguaggio, attraverso la condivisione di immagini dell’era digitale.

Al Pac di Milano, Glitch, la mostra curata da Davide Giannella, esplora attraverso tre diverse aree la definizione di Art Cinema con opere realizzate da 50 artisti italiani negli ultimi quindici anni.

Glitch è il termine usato nel linguaggio dell’elettronica per un’interferenza imprevista, una distorsione durante una riproduzione audio o video che poi si stabilizza, un momento inatteso come le opere di questa mostra che, tra cinema e trame dell’arte recente, danno vita a nuove forme di espressionismo. Per esplorare questo universo la mostra parte dall’idea di storytelling, di rifrazione tra narrativa lineare e non lineare, tra verità e finzione, ma anche l’idea di ricerca attorno all’atto di guardare e di montare storie.

Ampissimo il percorso espositivo . 64 film di artisti  dell’arte contemporanea o appartenenti all’ampia categoria del cinema sperimentale, suddivisi in due programmi proiettati a giorni alterni e raccolti per serie e temi , installazioni con opere che instaurano relazioni con il linguaggio e l’immaginario cinematografico e approfondimenti con performance come dispositivi dal vivo di immagini in movimento che creano relazioni con elementi specifici del cinema, insieme a proiezioni monografiche dedicate a singoli autori.

 

GLITCH – “Interferenze tra arte e cinema”
Pac -Padiglione d’Arte Contemporanea
11 Ottobre 2014 – 06 Gennaio 2015

 

 

 

TAKASHI MURAKAMI

                                                                                              26 LUGLIO   2014

 

 

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3 metri X 10 di colori acrilici e pop art nell’opera  69 Arhats Beneath the Bodhi Tree di Takashi Murakami, attualmente considerato il più importante artista giapponese.Una festa per gli occhi, un invito a perdersi dentro a un tripudio di colori, di luccichii e di personaggi da scoprire uno dopo l’altro seguendo, dentro ad una favola visiva stupefacente popolata di monaci, serpenti, elefanti, draghi, spiritelli, il racconto del viaggio degli “Arhat”, che affrontano il declino e la morte, in cui mostri demoniaci e monaci decrepiti in tonache e paramenti tradizionali vagano percorrendo paesaggi psichedelici. Tutto questo è in mostra, per la prima volta in Italia, nella Sala delle Cariatidi del Palazzo Reale di Milano, bruciato durante la guerra e successivamente andato in rovina, che in questo contesto si rende fortemente simbolico: questa è un’esposizione dove i protagonisti sono dei monaci che vogliono aiutare gli uomini ad andare avanti nelle avversità e l’opera di Murakami, tra pop e fumetto, è metafora di questo messaggio.

 

 

1800 CULT BOTTLES

 

                                                                                              8              MAGGIO    2014

 

 

 

 

Sono ormai un cult le Limited Edition 1800 Tequila della Proximo Spirits arrivate quest’anno alla sesta edizione, dedicata al genio di Jean Michel Basquiat. Ogni anno il progetto viene affidato a giovani artisti o affermate star della scena internazionale pop o street come Gary Baseman o Tara Mc Pherson per la gioia dei collezionisti. Il costo di una bottiglia è accessibile, 50 dollari, ma se non siete in territorio USA potete solo sperare sui siti specializzati.

 

 

 

LE STANZE di MAD

 

                                                                                                  21   GENNAIO   2014

 

 

Maddalena Sisto, Mad. In tre lettere un concentrato di energia e di genialità poetica. Architetto , giornalista, illustratrice, viaggiatrice, artista. La sua carica di delicata ironia è qui ogni volta che ci si lascia incantare dall’eleganza del suo tratto leggero, dall’armonia dei colori e da quella sua particolare capacità di ri -portarci in un’universo onirico che , come tutti i sogni , parte dalla realtà di tutti i giorni, e il sorriso luminoso di Mad fa capolino tra sue signorine. Maddalena Sisto ha documentato anni di storia di moda , design e costume sulle pagine di Vogue e molte altre riviste specializzate. Nel suo archivio infinito, le sue sottili signorine popolano mondi trasversali, e i visi diventano panciute teiere con coperchi come cappello, o donne-fiore, con i capelli da cactus, donne libellula o donne formica. Guardare le sue opere è come viaggiare e perdersi in un mondo magico, lieve, è lasciarsi incantare e stupire . In questi giorni a Milano , l’occasione per vedere alcune delle sue opere alla Galleria Crespi , in Via Mellerio 1 Milano, Le stanze di Mad, fino al 15 febbraio.

madsisto.it

 

Si ringrazia per le immagini la galleria Riccardo Crespi

 

KANDINSKY a MILANO

Link

                                                                                          16 DICEMBRE     2013

 

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Apre domani a Palazzo Reale a Milano, la mostra di Vassily Kandinsky con 80 opere in ordine cronologico provenienti dalla collezione del Centre Pompidou.La rassegna ripercorre le tappe fondamentali della vita e dell’arte partendo dai suoi esordi a Monaco, nel momento in cui la città tedesca è la capitale europea dell’ Art Nouveau, dove Kandinsky sviluppa la ricerca sul colore, traducendo la realtà in immagini piatte ispirate alla pittura fauve e avviando così il processo di astrazione dal reale, e dove contribuirà a dare vita ad un rinnovamento radicale della pittura sperimentando il rapporto tra forma e colore, e colore e suono, producendo anche due mostre in cui musica e arti visive vivono in sinergia. La prima guerra mondiale lo costringe a tornare in Russia dove verrà coinvolto dai rivoluzionari a ricoprire ruoli di prestigio nelle nuove istituzioni culturali, ma l’avanguardia più radicale lo osteggia per il suo espressionismo spirituale, e torna in Germania, dove, celebre anche per i suoi scritti, insegna al Bauhaus e stringe amicizia con Paul Klee. E’ di quegli anni il saggio “ Punto e linea sul piano “.Vi resterà fino alla chiusura del Bauhaus, imposta dai nazisti nel 1933, e si recherà a Parigi, dove, ispirato dalla luce e dal surrealismo degli amici, tra i quali Joan Miro’, darà vita a tele dai colori leggeri e vibranti, dove galleggiano le poetiche forme biomorfe delle sue ultime opere.

 

PUNKART ?

 

banksy-1jpgbansky 4E se l’arte potesse definirsi Punk ?  Certo è un po’ azzardato dare definizioni  in un ambito così complesso , ma se proprio volessimo associare l’urlo di rivolta e di  rabbia  contro  conformismo, consumismo e politica, del movimento Punk, è lecito volgere lo sguardo ad un altro movimento, quello della street art, e il più accreditato e celebrato dei suoi esponenti è sicuramente Banksy, pseudonimo dietro al quale si cela un artista  provocatorio, ironico, che fa della sua arte un cartello contro lo sfruttamento , le guerre,  le istituzioni. Tra i suoi soggetti più famosi  i “Rats”, topi su stencils  con cartelli politici, hanno un significato intrinseco, sono cacciati ,odiati  e perseguitati,  eppure capaci di mettere in ginocchio intere civiltà.

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DOLLS .. by GIO PASTORI

 

Bambole. Rievocate dalle rivisitazioni anni 50 con pantaloncini e top a cuore realizzati con le stampe dedicate al folklore siciliano di Dolce e Gabbana, dai vestitini a trapezio anni 60 dall’aria maliziosamente innocente come i prati di primavera di Moschino, o da ampi abiti a grembiule di Stella Jean attualizzati da stampe afro. Dolls, interpretate per Mishmash dalle illustrazioni di Gio Pastori.

 

Dolce & Gabbana Moschino3

Stella J

Gio Pastori è un giovane illustratore della scuola minimalista, le sue creature di carta hanno l’immediatezza del tratto essenziale espresso con una grafica elegante e moderna. Dalla carta patinata alla carta povera degli usi domestici che Gio ama reinventare, prendono forma e colore i suoi ritratti, che colgono, nella rarefatta pulizia delle linee, l’essenza dell’essere.

MGP

 

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