l’isola dei cani di WES ANDERSON

 

28 APRILE 2018

 

 

E’una storia che tocca le corde dell’emozione, quella di questo ragazzino alla ricerca del suo cane, ma non pensate al solito film strappalacrime di dickensiana memoria, perché questo è Wes Anderson, ragazzi, e un film di Anderson non perde mai in contemporaneità e leggerezza. La storia ha la struttura della fiaba e si svolge in un ipotetico Giappone del futuro, dove Atari, un ragazzino di 12 anni, scortato da 4 amici cani, va alla ricerca del suo adorato Spots, esiliato come moltissimi suoi simili, dallo zio malvagio di Atari, che cerca di liberarsi della da lui odiata razza canina, spedendo i poveri animali tra le lande fredde e desolate di un’immensa isola di rifiuti e ruderi industriali.
E’ un film di animazione, girato con una tecnica che lo rende sorprendente e innovativo, dove l’arte, il cinema e i cartoni della cultura giapponese sommati da Anderson nella cifra totale della costruzione del film, ne fanno un racconto affascinante anche solo dal punto di vista della forma. Ma no, c’è molto altro. Come in tutte le fiabe, la storia ha una morale che spinge alla riflessione sul dove ci si sta spingendo, sul chi dovremmo – vorremmo essere o siamo, e ci mette davanti ad una realtà che non è futura, ma vive già in un presente dove l’umanità, nel senso più alto del termine, non è più specifica degli esseri umani, ma dei cani, che sono spesso più umani degli umani. E come in tutte le favole che si rispettino, ci sono i buoni e ci sono i cattivi, ci sono i cambiamenti determinati dalle azioni, dalle intenzioni e dalla volontà di produrre cambiamenti in nome della pacifica convivenza, della tolleranza e dell’amore, tema centrale di un film che non manca anche di quell’umorismo e quella complessità, quella profondità mascherata, che contraddistingue l’intera filmografia di Anderson.