movie: LADY BIRD

 

2  MARZO 2018

 

 

 

Christine odia Sacramento e sogna New York. Odia la routine provinciale del  Midwest della California, dove si sente prigioniera, non vede l’ora di finire la scuola cattolica che è obbligata a frequentare,( scelta tra mille sacrifici, dalla madre per evitare la pericolosità di quella pubblica ) è insoddisfatta di amicizie che non sono all’altezza delle sue aspirazioni, delle prime deludenti relazioni sentimentali ed ha un difficile rapporto con la madre. E odia il suo nome, così convenzionale. Lady Bird è il nome d’arte che si sceglie per prendere le distanze dall’opaca vita che rifiuta, e che rappresenta  la ricerca di un altro sé, l’aspirazione a esprimere la vera se stessa che sente non coincidere con la Christine del mondo in cui vive,  la voglia e la determinazione di volare lontano da quel territorio socio-culturale che le sta troppo stretto per vivere i suoi sogni di grandezza, cultura e indipendenza, per fuggire dalle ristrettezze e andare a studiare in una prestigiosa università della grande mela, nella metropoli più ambita d’America. Il padre, disoccupato in crisi per aver perso il lavoro, la asseconda nella lotta per affermare le proprie scelte, mentre la madre, infermiera, è preoccupata per il suo futuro, e cercando di convincerla a studiare in un college più vicino, scatena, ovviamente, con le sue attenzioni iper protettive, un contraddittorio rapporto di amore-odio. che  è il centro nevralgico ed emotivo del film. Detta così, sembrerebbe di trovarsi di fronte all’ennesimo film su un coming of age dal sapore trito e ritrito, invece Greta Gerwig, al suo debutto da regista, ne fa un film generazionale e universale capace di comunicare oltre le barriere culturali, ribaltando gli stereotipi senza retorica e sentimentalismi di contorno, con una scrittura pulita che rischia spesso di perdere la visceralità di certe passioni con un punto di vista femminile, una versione nuova e dissacrante del lessico del coming of age.