tre manifesti a EBBING, missouri

 

11 GENNAIO 2018

 

Dopo il trionfo ai Golden Globe, ( tutti premi meritatissimi ) arriva in Italia Tre manifesti a Ebbing, Missouri.

L’interprete principale è la bravissima Frances Mc Dormand, premiata come miglior attrice protagonista di un film scritto con i controfiocchi, miglior sceneggiatura a Venezia e ai Golden Globe, drammatico e divertente, intelligente, impegnato senza essere bacchettone, indipendente, profondo e spettacolare, con battute e svolte di narrazione continue. Una commedia nera dove dolore, rabbia e tensione, si mescolano raccontando l’America della provincia più profonda, quella tante volte rappresentata, del razzismo e della misoginia, ma da un punto di vista   diverso  e con un’ umorismo sorprendente dal regista angloirlandese Martin McDonagh. Il cuore del film, è la storia di una madre che lotta perché a sette mesi dalla morte della figlia, violentata e uccisa, sia fatta giustizia e siano catturati i colpevoli, e lo fa con rabbia, con dolore, rancore, determinazione, rivolgendo la sua furia spietata allo sceriffo e al suo aiutante, accusandoli di non aver fatto abbastanza per trovare gli assassini e affittando tre spazi pubblicitari giganti sulla strada che porta fuori dalla cittadina per scuotere dalla palude dell’immobilismo:   “Violentata mentre moriva, ancora nessun arresto, come mai capo Willoughby?”. Mano a mano che la storia si sviluppa si comprendono le ragioni di tanto furore: Mildred è una donna divorziata da un marito violento, madre in rapporto conflittuale e insieme tenero con il figlio adolescente; dentro al suo dramma c’è tutta la ribellione ad anni, secoli di oppressione maschile, alla grettezza, all’ottusità, all’indolenza della polizia e forse anche alla corruzione. E’, in un certo modo, un film politico, nella misura in cui parla della nostra società, in un periodo storico in cui la lotta alla sopraffazione e al femminicidio sono nelle cronache di tutti i giorni, il personaggio forte, è femminile.Tutti i personaggi, anche il piu’ piccolo, sono stati curati nei dialoghi nei minimi dettagli, con un linguaggio sempre spiritoso e acuto senza mai sembrare finto, che non perde mai in intensità. Merito del regista e commediografo McDonagh, che riesce a creare una storia  in cui il comico e il drammatico sembrano scaturire l’ uno dall’altro, in un crescendo di violenza, rabbia, irrazionalità, che sfocia nell’inverosimile, senza che ne risenta la verità dolorosa della storia e dei personaggi, un film “ruvido” e al tempo stesso poetico che lancia la sfida di un cinema umanistico, senza retorica, e contiene un messaggio, un invito a non arrendersi mai. Ebbing, riflusso. Da una situazione tragicomica che sfiora il surreale e mette in crisi di coscienza un’intera comunità costringendola a guardarsi dentro, nasce un segno positivo, un potenziale rinnovamento, l’uscita dalla stagnazione, dall’ottusità, dagli egoismi.