21° MILANO FILM FESTIVAL

 

                                                                                                                         6 SETTEMBRE 2016

 

  • GIMME DANGER
  • BURROUGHS THE MOVIE
  • HOMO SAPIENS
  • HOWARD BROOKNER
  • KEATON
  • TENEMOS LA CARNE
  • MAPPLETHORPE
  • OVARIAN PSYCHOS
  • MIMOSAS
  • TOWER
  • INSIGHT
  • THE LURE
  • MALGRE LA NUIT

 

Giunto alla 21° edizione, l’atteso appuntamento con il Milano Film Festival inizia l’ 8 settembre e si concluderà il 18 nel distretto Tortona a Milano, già cuore di moda e design, nel polo culturale di BASE Milano e Mudec, e un’arena all’aperto adiacente ai magazzini del Teatro La Scala, mentre per l’altra parte della città rimane confermato lo storico Spazio Oberdan e il MIMAT.  Undici giorni del migliore cinema emergente internazionale, incontri con i registi e dibattiti, in un’atmosfera di scambio e dinamismo culturale, un’occasione formativa e sociale per un cinema aperto alla discussione. Tre  le categorie in concorso : CONCORSO INTERNAZIONALE LUNGOMETRAGGI per opere prime e seconde provenienti da ogni parte del mondo e tutte in anteprima italiana. CONCORSO INTERNAZIONALE CORTOMETRAGGI riservato a registi under 40, e NASTRO AZZURRO VIDEO TALENT AWARD che premia la sperimentazione di progetti innovativi della produzione video. Oltre alle categorie in concorso, film in anteprima, workshop, ospiti, sezioni fuori concorso, eventi speciali.

Film di apertura (giovedì 8 settembre ore 21, MUDEC) Gulîstan, Terre de roses della regista canadese Zaynê Akyol, un racconto in prima persona di un gruppo di guerrigliere del PKK che vivono sulle montagne e nei deserti del Kurdistan, donne rivoluzionarie che combattono per la libertà del proprio paese rinunciando a tutto, presentato a Visions du Réel e premiato anche a Locarno per la selezione Doc Alliance; Baden Baden della debuttante Rachel Lang, produzione belgo-francese che racconta un’estate particolare della giovane Ana, tra precariato e legami personali; Jacqueline (Argentine) del regista statunitense di origine brasiliana Bernardo Britto, film girato con i-phone che segue la sgangherata fuga di un’informatrice interpretata da Camille Rutherford, in Argentina; Radio Dreams di Babak Jalali, premiato al 45° International Film Festival Rotterdam, black comedy in cui un un brillante e incompreso scrittore sogna di unire le culture di Occidente e Oriente nel rock, invitando a suonare con i Kabul Dreams, prima rock band afghana, i Metallica, che accetteranno; Under the Shadow dell’iraniano Babak Anvari, presentato come il nuovo The Badabook in anteprima mondiale al Sundance, horror ambientato nella Teheran sotto assedio del 1988, nel momento più sanguinoso della guerra Iran-Iraq, protagonista una madre e la figlia, minacciate da una forza maligna nel loro stesso appartamento; The Lure della polacca Agnieszka Smoczyńska, musical tra l’eros e l’horror premiato dalla giuria del Sundance che rilegge la fiaba della Sirenetta in un night club stile anni ’80; Diamond Island, prima opera di fiction del regista franco-cambogiano Davy Chou, storia di una formazione ai giorni nostri a Phnom Penh; Victoria di Justine Triet, commedia interpretata da Virginie Efira e secondo lungometraggio della regista francese de La bataille de Solférino; Mimosas, opera seconda di Oliver Laxe, ambientata tra i monti dell’Atlante marocchino, in cui una carovana asseconda il desiderio di un anziano sceicco di morire ed essere sepolto vicino ai propri cari e vincitore della Semaine de la Critique a Cannes.

FOCUS PHILIPPE GRANDRIEUX – Il regista francese Philippe Grandrieux, membro della giuria del Concorso Internazionale Lungometraggi, nel suo cinema indaga il confine tra ossessione, psiche e desiderio, attraverso fiction, videosaggi, performance e installazioni. In occasione dell’anteprima italiana del suo ultimo film Malgré la nuit, interpretato da Ariane Labed e Roxane Mesquida, Milano Film Festival ne omaggia l’opera con la proiezione, accompagnata dall’autore, dei suoi film di fiction: dall’esordio Sombre (1998), dedicato a un serial killer fuori dagli schemi del genere, al suo più celebre La vie nouvelle (2002) fino a Un lac (2008), menzionato alla Mostra del cinema di Venezia.

FOCUS ALBERT SERRA – In programma un focus dedicato al catalano Albert Serra (1975), giovane regista presente durante il Festival dalla poetica in bilico tra classicismo e sperimentazione, amato dal pubblico internazionale e misteriosamente non distribuito in Italia. Il focus, nato in collaborazione con la rivista di critica cinematografica Filmidee, presenta i film di fiction dell’autore, attivo anche nel documentario e nell’arte contemporanea, partendo dall’anteprima italiana del più recente La mort de Luis XIV (2016), presentato al Festival di Cannes, che racconta gli ultimi giorni di vita del morente Re Sole interpretato dall’attore culto della Nouvelle Vague Jean-Pierre Léaud, e prosegue con altri tre titoli – proiettati in 35 mm – Honor de cavalleria (2006), ispirato dal Don Chisciotte, El cant dels ocells (2008) e Historia de la meva mort (Pardo d’Oro a Locarno 2013) dedicato al tramonto di Casanova.

OMAGGIO AD ANDRZEJ ŻUŁAWSKI – Irregolare e visionario, per la prima volta il Festival dedica un omaggio a un autore scomparso: Andrzej Żuławski, mancato a febbraio di quest’anno. Del regista polacco, verranno proiettati in anteprima italiana tre restauri recentemente completati di sue opere prodotte in Polonia: l’esordio La terza parte della notte del 1971, che fu presentato a Venezia nella celebre edizione non competitiva e provocatoria di Gian Luigi Rondi; il raro The Devil (1972) e Sul globo d’argento (1988). Chiude l’omaggio la proiezione di Cosmos (2015), ultimo controverso lungometraggio presentato nel 2015 a Locarno tratto dall’omonimo romanzo di Witold Gombrowicz.

COLPE DI STATO – alla  dodicesima edizione Colpe di Stato, che si sofferma sulla realtà complessa del sistema di potere nel mondo, che si muove quest’anno su due sponde tematiche, quella dei titoli presentati in collaborazione con Docucity, che esplorano le trasformazioni dello spazio urbano, e quella del confine, in tutte le sue accezioni, geografica, sociale, culturale e religiosa.

Del primo filone fanno parte Tides – A History of Lives and Dreams Lost and Found (Some broken) di Alessandro Negrini, che racconta l’Irlanda del Nord, dove il Foyle separa Derry, città dei cattolici, da Londonderry, feudo dei protestanti, un confine d’acqua che si è fatto, nel tempo e suo malgrado, serbatoio di memorie nella storia accidentata dell’Irlanda del Nord; City Of Dreams: A Musical di Brian Hill e Sam Benstead, musical in stile Bollywood che racconta gli slums indiani di Dharavi, Mumbai, attraverso l’occhio dei bambini, una quotidianità terribile e onirica, segnata dall’intenzione di essere felici con quel che si ha; Ovarian Psycos di Joanna Sokolowski e Kate Trumbull-LaValle, la conquista della libertà delle cosiddette “ovas”, crew dell’East Side di Los Angeles di donne che si muovono solo in bicicletta, hanno una voce artistica e politica precisa, raccolgono storie e vogliono riconquistare il potere; Tower della statunitense Keith Maitland, uno sguardo animato e ricco di azione sulla prima sparatoria di massa in una scuola americana, quando il peggio di un solo uomo ha tirato fuori il meglio di molte altre persone.

Al secondo filone, curato dal critico Alessandro Uccelli, quello dei confini, appartengono La vallée du sel dello svizzero Christophe M. Saber, ambientato nel mezzo del momento politico peggiore dell’Egitto, quando un giovane regista torna a casa a Il Cairo, per la prima volta dall’inizio della rivoluzione e guarda i suoi genitori fronteggiare una situazione che metterà in crisi la loro fede e farà sorgere dei dubbi sulla loro presenza nel proprio paese; Remember Your Name, Babylon di Marie Brumagne e Bram Van Cauwenberghe, dove tra i corridoi di una serra in un mondo coperto di plastica crescono piccole baraccopoli, case di uomini e donne che hanno attraversato il mare in cerca di una vita migliore; Madame B., histoire d’une Nord-Coréenne di Jero Yun, storia di Mrs. B che, espatriando illegalmente dalla Corea del Nord, è venduta dai suoi contrabbandieri a un contadino cinese, diventa contrabbandiera anch’essa e inizia una battaglia per riunirsi con i suoi figli.

Ultimi titoli in rassegna, infine, The Lovers and the Despot di Ross Adam e Robert Cannan, che racconta l’incredibile storia di un rapimento per scopi culturali ordito alla fine degli anni 70 dal presidente della Corea del Nord, Kim Jong-il, che voleva costruire un’industria cinematografica Nord Coreana che potesse competere con quella statunitense; e Shadow World di Johan Grimonprez, documentario sui retroscena del commercio internazionale di armi basato sull’acclamato libro di Andrew Feinstein.

UNDER SCREEN  – nuove traiettorie del cinema, rassegna di incontri e proiezioni ideata per tracciare nell’audiovisivo il “dopo” proposto dalla XXI Triennale (che chiude il 12 settembre) con Design After Design. Nuovi modi di linguaggio, come nel cinema che gioca con se stesso e il suo immaginario. Ne fanno parte Fear Itself del giovanissimo regista e critico cinematografico britannico Charlie Lyne, film di montaggio composto interamente da film già esistenti, viaggio personale attraverso la paura e il cinema; Lo and behold, ultimo documentario di Werner Herzog sulla relazione tra l’uomo e internet, presentato al Sundance Festival e in collaborazione con il Goethe-Institut Mailand; Les sauteurs di Moritz Siebert ed Estephan Wagner, produzione danese sul tema dei rifugiati, ambientata sulla costa mediterranea settentrionale dell’Africa con le riprese del malese Abou Bakar Sidibé; Solar di Manuel Abramovich, lavoro che vede dietro la macchina da presa Flavio Capobianco, che a dieci anni nel 1991 pubblicò un libro New Age assieme al fratello, trasformandosi in un caso nazionale, qui alle prese con la ridefinizione del proprio ruolo; The Clones Project, incontro con Erdal Inci, artista turco famoso in tutto il mondo come prolifico produttore di loop in Graphic Interchange Format (le GIF), un lavoro imperniato sulla ripetizione del soggetto nell’immagine e della stessa immagine all’infinito; REMAKE & MATCH – Il cinema di montaggio di Davide Rapp, architetto e filmmaker milanese, che lavora a un cinema di montaggio che rimette in gioco spazi e immaginario, indagando la storia del cinema; infine l’esibizione-racconto #RefugeeCameras, in collaborazione con NAGA, le fotografie raccolte da Kevin McElvaney a partire da 15 camere usa-e-getta affidate a viaggiatori senza più patria del nostro secolo, in partenza dai campi di Smirne, Lesbo, Atene e Idomeni.

PLEASURE & PAIN – VISIONI DI MEZZANOTTE – Per la prima volta Milano Film Festival propone, con la cura dell’esperto di cinema di genere Marco Cacioppo, una sezione dedicata ai film di mezzanotte: quattro opere prime o seconde da vivere a notte fonda. In programma, un restauro imperdibile, Multiple Maniacs, opera prima di John Waters, geniale enfant terrible della new wave americana anni ’70,  Tenemos la carne di Emiliano Rocha Minter, esordio apprezzato da Alfonso Cuarón e da Alejandro González Iñárritu, dove fratello e sorella si introducono in un edificio fatiscente e si trovano a spartire la convivenza con un terzo personaggio demoniaco che li inizia a un viaggio interiore all’insegna del piacere e della violenza più estremi; The Witch di Robert Eggers, noto in versione doppiata, ma proiettato in lingua originale per goderne al meglio l’ambientazione nel 17° secolo, quando una famiglia di padri pellegrini è sconvolta dalla sparizione del figlio appena nato, di cui viene incolpata la primogenita Thomasin; The Greasy Strangler di Jim Hosking, bizzarra commedia horror.

GIMME DANGER – In collaborazione con la piattaforma di video on demand Infinity,​ ​​​è​ ​in programma l’anteprima italiana di Gimme Danger di Jim Jarmusch (giovedì 15 settembre ore 20, Largo del Cinema), presentato a Cannes, che sarà successivamente distribuito nelle sale italiane da BIM. Gimme Danger è la storia dei primi anni di carriera dell’idolo rock Iggy Pop e degli Stooges, un documentario intenso e senza filtri con interviste inedite, aneddoti, rarità dei fan che ricostruisce la rivoluzione di un gruppo di ragazzi che ha cambiato l’immagine e il suono del rock.

FOCUS ANIMAZIONEmaratona di animazione (lunedì 12 settembre ore 20.45 in Largo del Cinema e ore 22 al MIMAT) curata dal critico Andrea Lavagnini, quattro ore di racconti illustrati, dipinti, materializzati e modellati che dà conto della migliore produzione annuale in campo animato, e due lungometraggi, lo stopmotion Little from the fish shop di Jan Balej, fiaba dark ispirata a La Sirenetta che narra in rima e plastilina la storia della giovane Little e della sua sofferta decisione di lasciare casa e famiglia per concedersi all’amore, e Psychonauts, the forgotten children di Alberto Vazquez, la graphic novel animata a quattro mani da Alberto Vázquez e Pedro Rivero, storia degli adolescenti psiconauti dimenticati Birdboy e Dinky, in fuga da una catastrofe ecologica.

All’interno del Focus Animazione anche Holy Motors – Strong Messages from the perfect machines, il workshop di produzione realizzato con il supporto di Flying Tiger Copenaghen e condotto da Jeanne Boukraa per la realizzazione di un lavoro collettivo in animazione digitale, grazie anche alla collaborazione tecnica di Wacom che fornirà ai partecipanti le tavolette grafiche su cui lavorare.

Altri eventi :  la  festa di fine anno della Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti (al MUDEC il 14 settembre); la partnership sulla prima serata del Gran Festival del Cinema Muto con la proiezione di Sangue e arena di Fred Niblo (al Teatro Dal Verme il 15 settembre), musicato dal vivo dall’Orchestra dei Pomeriggi Musicali.

DEBUT – Open platform to meet professionals  Con il sostegno di SIAE, il patrocinio di Lombardia Film Commission e in collaborazione con Belleville – La Scuola, Milano Film Festival apre al mondo dell’industria rivolta ai giovani registi, produttori e studenti. L’idea è di concentrarsi sul primo film, in linea con la ricerca di talenti del Festival toccandone i diversi aspetti: dalla scrittura, alla produzione, alla distribuzione, alla film litteracy (formazione). A partire da una call per soggetti cinematografici per cortometraggi opere prime e seconde lanciata insieme alla scuola di scrittura creativa Belleville, saranno selezionati i progetti che avranno la possibilità di presentare il materiale di ricerca e il soggetto a una platea di buyers, produttori, distributori, registi. Un formato aperto, che si terrà a BASE Milano dal 13 al 18 settembre, dove incontrare i professionisti del settore e instaurare con loro un contatto diretto di apertura all’industria cinematografica, completato da showcase di organizzazioni professionali internazionali, pitch per produzioni in corso di sviluppo, masterclass e lezioni.

AUDIOVISIVA  Parallelamente a tutto ciò si svolgerà un programma musicale sull’interazione tra suono e video, orientato alla musica elettronica, alla sperimentazione visiva e all’esplorazione dei linguaggi espressivi contemporanei. Musica live e dj set, visual acts, showcase di etichette, musicazioni di film e after show. L’architettura industriale di BASE Milano diventerà l’ anima del festival, con un programma quasi interamente gratuito che comprende oltre 40 artisti dal pomeriggio fino a tarda sera. Per l’edizione 2016  l’inaugurazione è affidata a due donne provenienti dalle parti opposte del globo, la coreana Peggy Gou e la californiana Kerry LeBon, lo showcase dell’etichetta italiana Vae Victis con Ayarcana, Chevel, Dj Plant Texture (sabato 10 settembre), l’appuntamento con la label meneghina Hormonal Sequenze (giovedì 15 settembre) con ospite speciale Imaginary Forces e l’evento in collaborazione con Linecheck – elita che vedrà la performance audiovisiva dal vivo del francese Chassol seguito da Rival Consoles.

 

Il programma day by day sul sito

www.milanofilmfestival.it

 

 

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