tre manifesti a EBBING, missouri

 

11 GENNAIO 2018

 

Dopo il trionfo ai Golden Globe, ( tutti premi meritatissimi ) arriva in Italia Tre manifesti a Ebbing, Missouri.

L’interprete principale è la bravissima Frances Mc Dormand, premiata come miglior attrice protagonista di un film scritto con i controfiocchi, miglior sceneggiatura a Venezia e ai Golden Globe, drammatico e divertente, intelligente, impegnato senza essere bacchettone, indipendente, profondo e spettacolare, con battute e svolte di narrazione continue. Una commedia nera dove dolore, rabbia e tensione, si mescolano raccontando l’America della provincia più profonda, quella tante volte rappresentata, del razzismo e della misoginia, ma da un punto di vista   diverso  e con un’ umorismo sorprendente dal regista angloirlandese Martin McDonagh. Il cuore del film, è la storia di una madre che lotta perché a sette mesi dalla morte della figlia, violentata e uccisa, sia fatta giustizia e siano catturati i colpevoli, e lo fa con rabbia, con dolore, rancore, determinazione, rivolgendo la sua furia spietata allo sceriffo e al suo aiutante, accusandoli di non aver fatto abbastanza per trovare gli assassini e affittando tre spazi pubblicitari giganti sulla strada che porta fuori dalla cittadina per scuotere dalla palude dell’immobilismo:   “Violentata mentre moriva, ancora nessun arresto, come mai capo Willoughby?”. Mano a mano che la storia si sviluppa si comprendono le ragioni di tanto furore: Mildred è una donna divorziata da un marito violento, madre in rapporto conflittuale e insieme tenero con il figlio adolescente, dentro al suo dramma c’è tutta la ribellione ad anni, secoli di oppressione maschile, alla grettezza, all’ottusità, all’indolenza della polizia e forse anche alla corruzione. E’, in un certo modo, un film politico, nella misura in cui parla della nostra società, in un periodo storico in cui la lotta alla sopraffazione e al femminicidio sono nelle cronache di tutti i giorni, il personaggio forte, è femminile.Tutti i personaggi, anche il piu’ piccolo, sono stati curati nei dialoghi nei minimi dettagli, con un linguaggio sempre spiritoso e acuto senza mai sembrare finto, che non perde mai in intensità. Merito del regista e commediografo McDonagh, che riesce a creare una storia  in cui il comico e il drammatico sembrano scaturire l’ uno dall’altro, in un crescendo di violenza, rabbia, irrazionalità, che sfocia nell’inverosimile, senza che ne risenta la verità dolorosa della storia e dei personaggi, un film “ruvido” e al tempo stesso poetico che lancia la sfida di un cinema umanistico, senza retorica, e contiene un messaggio, un invito a non arrendersi mai. Ebbing, riflusso. Da una situazione tragicomica che sfiora il surreale e mette in crisi di coscienza un’intera comunità costringendola a guardarsi dentro, nasce un segno positivo, un potenziale rinnovamento, l’uscita dalla stagnazione, dall’ottusità, dagli egoismi.

 

 

BjORK blissing me

5 DICEMBRE 2017

 

 

Fa parte dell’abum Utopia, uscito il 24 novembre, questo singolo minimalista, che parla dell’amore telematico tra due “music nerd”. Un brano delicato e un po’ malinconico che acquista potenza grazie ad un ‘intreccio di vocalità che sottolineano la tensione drammatica e la speranza di un amore che duri. La voce è accompagnata da un’arpa che fa da base alle incursioni elettroniche. La regia del video è di Tim Walker.

 

 

REVOLUTION: musica e ribelli

2 DICEMBRE 2017

 

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1 ‘Revolution’, Alan Aldridge/Harry Willock/Iconic Images, 1968.  2  a sinistra: Poster di The Crazy World of Arthur Brown at UFO, 16 and 23 Giugno 1967, Hapshash and the Coloured Coat(Michael English & Nigel Waymouth)© Victoria and Albert Museum, London. A destra: Lennon, Kaleidoscope Eyes, 1967, ideato da Larry Smart © Private Collection/Bridgeman Images. Beatles a casa di Brian Epstein, Linda McCartney, 1967 © MPL Communication. Riprodotta con ilpermesso di Paul McCartney. 4 John Lennon e Yoko Ono a letto nella Presidential Suite dell’Amsterdam Hilton Hotel, 25 marzo 1969 © Bettmann. 5 Poster di Che Guevara da una fotografia di Alberto Konda, ideato da Osiris Visions Ltd, fineanni ’60
© Victoria and Albert Museum, London. 6 Rev. Dr. Martin Luther King Jr. a United Nations Plaza, 15Aprile 1967, Christian Science Monitor © Christian Science Monitor. a sinistra: Poster di Jimi Hendrix, 1967, ideato da Larry Smart © Victoria and Albert Museum, London. A destra : Lato  B dell’album Cheap Thrillsdei Big Brother and The Holding Company, 1968. 8 Preparativi dei MerryPranksters per la festa Acid Test Graduation, San Francisco, California, ottobre 1966.(Photo by © Ted Streshinsky/CORBIS/ Corbis via Getty Images). 9 Iggy Pop durante un concerto a Crosley Field, Cincinnati, Ohio, 23 giugno 1970 (Photo by Tom Copi/Michael Ochs Archive/Getty Images). 10 a sinistra: Lato A dell’album DisraeliGears dei Cream, 1967. A destra : Lato A dell’albumUnderground con i Pink Floyd/Chocolate Watchband/Jake Holmes/ Kim Fowley, 1969. 11 Manifestazione per l’uguaglianza dei diritti fra uomini e donne, New York, August 26, 1970(Photo by Michael Abramson/The LIFE Images Collection/Getty Images). 12 Pompieri in azione per spegnere un incendio scoppiato a causadei disordini a Detroit, Michigan, luglio 1967 (Photo by Declan Haun/The LIFE Picture Collection/Getty Images). 13 Fotografia della sezione ‘SwingingLondon’ dalla mostra al V&A © Victoria and Albert Museum, London. 14 Fotografia della sezione ‘SwingingLondon’ dalla mostra al V&A © Victoria and Albert Museum, London.

REVOLUTION è alla Fabbrica del Vapore, a Milano. La mostra è “partita” da Londra, fatto scalo a Montreal e approdata a Milano, per rivivere e documentare l’epoca della rivoluzione culturale che ha cambiato il DNA della nostra storia, nella quale la musica ha avuto un ruolo fondamentale, unendo sogni e speranze di tutta una generazione. Da Londra Beatles, Rolling Stones, Jimi Hendrix, Pink Floyd e una lunga serie di band eccezionali, e negli Stati Uniti Bob Dylan, i Buffalo Springfield e un’altra lunga serie di artisti altrettanto eccezionali .
La politica sembra voler cambiare davvero il mondo: Che Guevara, Mao Tse Tung, Martin Luther King, Malcom X, Bob Kennedy.
La poesia e la letteratura aprono strade fino ad allora impensabili: Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Norman Mailer su tutti.
L’arte e la grafica mai così prolifiche e innovative: da Andy Wahrol a Hipgnosis, da Jasper Johns a Milton Glaser e tanti altri.
La moda e le sue famose modelle: la minigonna di Mary Quant, gli stivaletti,Twiggy e Jean Shrimpton. Ma dietro e dentro a questi “ simboli” sono nati i movimenti che hanno dato vita a molte delle battaglie per i diritti che hanno modificato la nostra civiltà, e nella rivoluzione delle coscienze la musica diviene lo strumento di emancipazione dei vecchi costumi, si diffonde un desiderio di libertà e di uguaglianza, i ragazzi si trasformano in “cittadini del mondo”.
“L’Uomo a una Dimensione” di H. Marcuse diventa la “bibbia” di tutti i movimenti.
In tutto il mondo, a partire dagli USA, i movimenti studenteschi contestano i metodi di insegnamento nelle scuole e nelle università e chiedono libertà di parola con lo strumento dell’ assemblea, e presto la protesta si orienta verso temi che riguardano la politica, i diritti civili e la segregazione razziale.In mostra documenti originali che testimoniano le grandi manifestazioni contro la guerra in Vietnam, la lotta dei neri e del movimento femminista.
Anche nell’Italia del “boom economico”, la protesta sorge nelle università, prevalentemente, contro i valori borghesi dominanti: l’individualismo, l’esaltazione della famiglia, il paternalismo, i pregiudizi di classe.

 

REVOLUTION
Musica e ribelli 1966-1970
Dai Beatles a Woodstock

Curatori Victoria Broackes – Victoria and Albert Museum di Londra
Geoffrey Marsh – Victoria and Albert Museum di Londra
Fran Tomasi
Clara Tosi Pamphili
Alberto Tonti

FABBRICA DEL VAPORE
Via Cesare Procaccini, 4 – 20154 Milano
dal 2 dicembre 2017 al 4 aprile 2018

www.mostrarevolution.it 

 

RICK OWENS in TRIENNALE

 

1  DICEMBRE 2017

 

 

“ I VESTITI CHE CREO SONO LA MIA AUTOBIOGRAFIA. RAPPRESENTANO LA CALMA ELEGANTE A CUI ASPIRO E I DANNI CHE HO FATTO LUNGO LA SUA STRADA. SONO UN’ ESPRESSIONE DI TENEREZZA E DI UN ANIMO FURENTE. SONO UN’ IDEALIZZAZIONE ADOLESCENTE E LA SUA INEVITABILE SCONFITTA.”
RICK OWENS

Sarà alla Triennale di Milano Subhuman Inhuman Superhuman, la prima retrospettiva dedicata alla creatività anarchica di Rick Owens, eclettico designer californiano scoperto da Anna Wintour, una delle voci più autorevoli del giornalismo di moda, per anni direttrice di Vogue America. Owens fonda il suo brand nel 1994 e si trasferisce a Parigi nel 2003, dove ha sede il suo quartier generale. La sua prima collezione di arredi, realizzata in compensato grezzo, marmo e corna di alce americano, è stata esposta al Musée d’Art Moderne di Parigi e al Museum of Contemporary Art di Los Angeles, ed altri importanti riconoscimenti sono stati attribuiti nel corso degli anni al suo talento visionario ispirato da poeti ed artisti.
La mostra, proposta dalla curatrice del settore moda della Triennale Eleonora Fiorani, e concepita nella sua interezza come un’opera d’arte, porta all’interno del processo creativo ed espressivo dell’universo di Owens, con pezzi provenienti dai suoi archivi di moda e arredo, con fashion film, art work, opere grafiche, pubblicazioni, e un’istallazione site-specific che sarà possibile vedere solo alla Triennale di Milano. L’obiettivo della mostra è l’indagine e la riflessione su ciò che è generalmente definito “bello”secondo i canoni tradizionali dell’estetica riconosciuta e  accettata. La cifra creativa e la continua ricerca di Owens stravolge i parametri di dogmi e moralismi, mettendo in evidenza diversità ed accettazione di diversi concetti di bellezza, raccontati con sofisticata raffinatezza dalle passerelle delle sue sconcertanti, spettacolari e provocatorie sfilate, a tutte le altre forme della sua espressione artistica.

Dal 15 dicembre 2017 al 25 marzo 2018
Palazzo della Triennale
Viale Alemagna 6 Milano

 

 

S.O.S dal PIANETA TERRA

 

20 NOVEMBRE 2017

 

 

Abbiamo bisogno di vedere altro ancora?
Che non c’ è più tempo da perdere è ormai chiaro anche per i più scettici. La terra chiama, è un grido disperato che dovrebbe già averci scosso parecchio tempo fa, e adesso è diventato assordante, tanto che perfino il presidente americano Trump, in un primo momento deciso a rompere il trattato di Kyoto, sembra essersi arreso all’evidenza dopo la devastazione di Harvey, e oltre 160 miliardi di dollari di danni. Se nulla poteva un minimo di responsabilità e di amore per il pianeta dove anche i suoi figli vivono, e le migliaia di vittime causate dai disastri ambientali, il salato conto in dollari presentato dagli ultimi accadimenti, incendi compresi, ha aperto la strada ai ripensamenti.
Purtroppo gli interessi economici hanno sempre avuto un peso determinante sulle decisioni, e perfino sulle iniziative da prendere, anche solo per incominciare a tamponare i problemi della crescita esponenziale dell’inquinamento del Pianeta, con le drammatiche conseguenze che oggi vediamo sempre più spesso.
E’ di questi giorni l’annuncio della nuova campagna di sensibilizzazione del WWF “ PLANET IS CALLING” .
«È necessaria una grande pressione pubblica sui governi e sulle autorità politiche, e il WWF si batte per realizzare concretamente l’Accordo di Parigi sul clima e l’Agenda 2030 con i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, documenti sottoscritti da tutti i paesi del mondo in sede Nazioni Unite, e salvaguardare i sistemi naturali di tutto il mondo che costituiscono la base fondamentale del nostro sviluppo e del nostro benessere» ha dichiarato Donatella Bianchi, presidente del WWF Italia. «Al fianco di questa opera di pressione tutti possiamo fare qualcosa ogni giorno, con azioni concrete, per ridurre il nostro impatto sulla natura. E già oggi sono tanti gli esempi di soluzioni adottate da comunità in tante parti del mondo che stanno facendo la differenza». Il Wwf ha anche realizzato l’album 2017, sette segnali, lanciati in diverse parti del Pianeta, che mostrano l’impressionante effetto del crescente cambiamento climatico e di altre nostre irresponsabili, deprecabili azioni.
L’arretramento delle banchise polari e lo scioglimento dei ghiacciai, la desertificazione che con la conseguente crisi dell’habitat costringe un numero sempre più ampio di persone all’immigrazione di massa, mari e oceani invasi dalla plastica, incendi, degrado degli ambienti naturali e perdita continua di specie viventi. Una visione apocalittica? No, purtroppo questa è la realtà’, il momento di agire è già qui. ADESSO.

 

 

PHOTO VOGUE FESTIVAL

 

16 NOVEMBRE  2017

 

  • Photo by Bruce Weber,
  • Photo by Bruce Weber,
  • Photo by Bruce Weber,
  • Photo by David LaChapelle, Vogue Italia
October 2005
  • Photo by Peter Lindbergh, Vogue Italia
February 2007, Tomorrow Vision
  • Photo by Peter Lindbergh, Vogue Unique,
September 2012 h.c.experimental milla
jovovich art work by jenny holzer truisms ©
1977-79 jenny holzer member artists rights
society (ars) ny
  • Photo by Tim Walker, Vogue Italia June
2001, LOVE
  • Photo by Tim Walker, Vogue Italia July
2016, boy/girl/boy
  • Photo by Ellen von Unwerth, Vogue Italia
February 2001, The Vagaries of Fashion
  • Photo by Steven Meisel, Vogue Italia
August 2010, Water and Oil
  • Photo by Steven Meisel, Vogue Italia
August 2010, Water and Oil
  • Photo by Steven Meisel, Vogue Italia July
2005, Makeover Madness, Cover
  • 1Photo by Steven Meisel, Vogue Italia July
2005, Makeover Madness
  • Photo by Steven Meisel, Vogue Italia July
2007, Super Mods Enter Rehab
  • Photo by Steven Meisel, Vogue Italia
September 2006, State of Emergency
  • Photo by Steven Meisel, Vogue Italia
September 2007, Make Love, Not War

 

Inizia oggi, al BASE, attivissimo centro culturale  di Milano, la seconda attesa edizione di  Photo Vogue Festival, il primo festival internazionale della fotografia di moda legato ad un magazine. La moda, spesso etichettata come frivola, è invece l’espressione di chi siamo, chi vogliamo o vorremmo essere, di come ci poniamo al mondo, e in ogni caso, la prima impressione che diamo al prossimo. Gli abiti ci rappresentano, fanno antropologicamente parte della nostra storia, declinata in tutte le sue espressioni: fotografia, cinema, letteratura, arte, musica. Al di là dell’importanza economica del settore, la moda è un fenomeno socio-culturale ineluttabile, nato con la specie umana, che si evolve e si trasforma continuamente, seguendo e a volte anticipando, cambiamenti e rivoluzioni sociali che vengono anche racccontate, come storie, negli editoriali di moda che  si sono succeduti negli anni, attraverso le interpretazioni di grandi fotografi. Vogue Italia presenta, in questa edizione, una collettiva dal titolo FASHION & POLITICS IN VOGUE ITALIA che ripercorre gli argomenti della nostra storia più recente : guerre, catastrofi ambientali, differenze di genere, discriminazioni razziali, violenza, ossessione per la chirurgia plastica, attraverso le immagini di Steven Meisel, David Lachapelle, Bruce Weber, Tim Walker,Peter Lindbergh, Miles Alridge, Mert & Marcus, Ethan James Green e Elen Von Unwerth, a riprova del fatto di come, spesso, la fotografia di moda abbia sfumature politiche e rifletta i nostri tempi.  
Ma l’obbiettivo principale del festival organizzato da Vogue è lo scouting, la presentazione e la premiazione dei più promettenti talenti della fotografia che potrebbero essere i protagonisti delle storie di moda di domani. In PHOTOVOGUE / VISION sono in mostra le opere di 18 giovani fotografi giunti attraverso l’autocandidatura sulla piattaforma fotografica di Vogue.it e selezionati da una giuria internazionale.
Completano il programma delle quattro intense giornate, diretto da Alessia Glaviano, photo editor di Vogue Italia, una serie di talk con esperti del panorama fotografico mondiale, proiezioni, e la presenza di curatori di fama, editori e photo editor. Sabato 18 novembre si terrà una Portfolio Rewiew  dedicata ad alcuni talentuosi fotografi selezionati, che avranno la possibilità di sottoporre il loro portfolio ai più accreditati professionisti del settore.

 

16 – 19 Novembre 2017
BASE MILANO
Via Bergognone 34
Milano

#PHOTOVOGUEFESTIVAL2017

 

 

PAOLO ROVERSI: storie al palazzo reale di milano

 

16 NOVEMBRE 2017

 

  • Kate.London 2015
© Paolo Roversi
  • Stella.Paris 2011 © Paolo Roversi
  • Guinevere.Studio 9 rue Paul Fort
Paris, November 22nd 2004
© Paolo Roversi
  • Molly.Paris 2015 © Paolo Roversi
  • Anna.Paris 2015 © Paolo Roversi
  • Molly.Paris 2017 © Paolo Roversi
  • Natalia.Studio 9 rue Paul Fort
Paris, November 23rd 2003
© Paolo Roversi
  • Clementine.Studio 9 rue Paul Fort
Paris, July 15th 2015
© Paolo Roversi
  • Gemma.New York 2004
© Paolo Roversi
  • Freja At Mme Simon
Raincy, January 25th 2008
© Paolo Roversi
  • Self portrait.Studio 9 rue Paul Fort
Paris, May 25th 2011
© Paolo Roversi

 

Storie è la grande mostra monografica dedicata a Paolo Roversi , un maestro della fotografia di moda tra i piu grandi e celebrati, promossa e  organizzata da Vogue Italia, in  occasione di Photo Vogue Festival, curata da Alessia Glaviano, photo editor di Vogue Italia, e ospitata nello spazio espositivo delle 9 stanze degli Appartamenti del Principe al Palazzo Reale di Milano. Nove stanze per nove storie.
Le fotografie di Paolo Roversi,non sono “ solo “ foto di moda, sono viaggi intimisti alla ricerca di una poesia, sono dipinti alla ricerca del sentimento della luce. Ritratti, nudi, still life, tutte le sue foto esprimono  un’ anima, dalla più intima alla più glamour, alla continua ricerca della bellezza, una bellezza fragile, eterea,di un’intensità deflagrante, magica come un sogno. La sua “ firma”, la cifra stilistica che è l’impronta inconfondibile dei suoi lavori, è nata con la sperimentazione della Polaroid 20 x 25 della quale è stato uno dei pionieri.

PAQOLO ROVERSI, STORIE
16 Novembre- 17 Dicembre

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12
Milano

Ingresso gratuito

 

 

il fim:THE SQUARE. il caustico sarcasmo di ostlund

7 NOVEMBRE 2017

 

The Square è il perimetro di un quadrato situato a terra, un’opera la cui didascalia dice : “Il Quadrato è un santuario di fiducia e altruismo. Al suo interno tutti dividiamo gli stessi diritti e doveri.
Il protagonista del film è il curatore di un museo d’arte moderna che perde il suo aplomb di ingessato intellettuale quando un imprevisto mette in crisi la sua vita costruita su comode ipocrisie, rivelando un uomo sgradevole e confuso. Commedia satirica dove la presa in giro del mondo elitario dell’arte contemporanea sembra l’ovvio bersaglio, The Square è in realtà una fotografia per niente confortante del mondo odierno, che mette a nudo attraverso la pochezza vanesia del suo protagonista, la cinica immaturità di una società che non ha voglia di fare i conti con se stessa, e una certa illuminata intellighenzia tronfia di buonismo che al momento opportuno si volta elegantemente dall’altra parte. Due ore e venti di comicità e situazioni paradossali, silenzi e piccoli movimenti.

 

 

TAKE ME ( I’M YOURS ) come l’arte diventa interattiva

1 NOVEMBRE 2017

 

 

All’Hangar Bicocca di Milano “ Take Me ( I’m Yours ) “ una collettiva che rompe i canoni di ogni regola con la partecipazione attiva dei visitatori, invitati ad intervenire. Le opere si possono toccare, usare, modificare, consumare, se ne possono prendere pezzi  e lasciare qualcosa di proprio. Si possono prendere copie del poster che Maurizio Cattelan ricevette in dono da Alighiero Boetti, mangiare i cioccolatini di Carsten Hoeller con la scritta “Future” sull’involucro, scattarsi un selfie e aggiungerlo alle foto di Franco Vaccari, farsi ritrarre da un disegnatore o disegnare un modello in posa nello spazio performativo di Francesco Vezzoli, o appendere agli alberi di limone Wish Trees di Yoko Ono, dei biglietti con i propri desideri. Scambio attivo del prendere/dare quindi, dove l’intervento individuale diventa espressione di massa modificando l’oggetto e l’idea che lo esprime, in una trasformazione continua e libera da dogmi che si evolve e si rigenera nel tempo. L’idea è quella della  continuità dello scenario globale della storia e della società contemporanea.
La mostra è stata allestita per la prima volta nel 1995 alla Serpentine Gallery di Londra e poi ripresa a partire dal 2015 in molteplici versioni, passando da Parigi, Copenhagen, New york e Buenos Aires, nata da una serie di conversazioni e riflessioni tra il curatore Hans Ulrich Obrist e l’artista Christian Boltanski, sulla necessità di ripensare al modo di esporre un ‘opera d’arte. L’idea del progetto è partita da un lavoro dello stesso Boltanski, “ Quai de la Gare “ nel quale mucchi di vestiti venivano modificati nel corso della mostra permettendo al pubblico di prenderli e portarseli via in una busta marchiata con la scritta “ Dispersion “ e rendendo effettivo il significato e il titolo dell’opera, destinata a disperdersi e scomparire.
L’opera è presente a Milano, insieme a quelle di circa cinquanta artisti, tra i quali 15 italiani, allestite nei mille metri quadri dello Shed di Pirelli HangarBicocca. Workshop, performance ed eventi speciali completano la mostra, che è visitabile fino alle 21,15 ( ultimo ingresso ) ma è consigliata, e durante i weekend necessaria, la prenotazione.

 

Hangar Bicocca Via Chiese 2. Milano.
Dal 1 Novembre 2017 al 14 Gennaio 2018
Curatori: Chiara Parisi,Roberta Tenconi,Hans Ulrich Obrist,Christian Boltanski

 

 

fondazione prada: FAMOUS ARTIST from CHICAGO

 

18  OTTOBRE 2017

  • FAMOUS ARTIST FROM CHICAGO 1965- 1975.   Roger Brown
  • Leon Golub
  • Leon Golub
  • FAMOUS ARTIST FROM CHICAGO 1965 - 1975.  Roger Brown
  • H.C. Westermann
  • FAMOUS ARTIST FROM CHICAGO 1965 - 1975.   Art Green
  •  H.C.Westermann
  • FAMOUS ARTIST FROM CHICAGO 1965 - 1975.  Gladys Nilsson
  • FAMOUS ARTIST FROM CHICAGO 1965 - 1975.  Jim Nutt
  • FAMOUS ARTIST FROM CHICAGO 1965 - 1975.  Gladys Nillson
  • FAMOUS ARTIST FROM CHICAGO 1965 - 1975.  Christina Ramberg
  • FAMOUS ARTIST FROM CHICAGO 1965 - 1975.  Jim Nutt

 

 

Fondazione Prada presenta nella sede di Milano dal 20 ottobre 2017 al 15 gennaio 2018 un programma di ricerca e di informazione sull’arte sviluppatasi a Chicago nel secondo dopoguerra. La mostra prosegue la strategia di rilettura della Fondazione di momenti della storia dell’arte contemporanea che, anche se non riconosciuti completamente dalla critica, hanno segnato l’attualità delle nuove generazioni artistiche, dai graffitisti ai neotecnologici.
L’operazione di attraversamento di una pittura caratterizzata dall’impegno politico, dalla narrazione figurativa e dalla radicalità grafica, e per questo rifiutata dalla cultura dominante newyorkese più interessata alla dimensione astratta e impersonale dell’arte, è articolata in tre approfondimenti tematici concepiti e curati da Germano Celant come un unicum – “Leon Golub”, “H. C. Westermann” e “Famous Artists from Chicago. 1965-1975” – e dedicati a due generazioni di artisti formatesi a Chicago tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Questo progetto contribuisce a indagare la produzione artistica nei due decenni fuori dai principali centri di diffusione dell’arte, da Parigi a New York, per focalizzarsi sullo sviluppo di scene alternative nate intorno a scuole e accademie d’arte, in questo caso la School of the Art Institute of Chicago, e in competizione o in posizione critica rispetto al discorso industriale e riduttivo della Minimal Art.
“Leon Golub”, la prima parte del percorso espositivo, affronta due aspetti complementari della produzione dell’artista, presentando 27 acrilici su tela, di spettacolari dimensioni, realizzati dalla fine degli Sessanta agli anni Ottanta e più di 50 fotografie stampate su carta trasparente negli anni Novanta. Golub (Chicago, 1922 – New York, 2004), fin dalla sua formazione a Chicago, esplora un personale approccio alla figurazione, discostandosi dallo stile dominante dell’Action Painting e dell’Espressionismo astratto della New York School. L’esposizione si concentra sulle componenti politiche del suo lavoro che affronta apertamente la durezza della guerra, del razzismo, della tortura e della violenza. Nel corso degli anni, i suoi soggetti sono sempre più estremi, come i riferimenti diretti alla guerra in Vietnam che, trasportati sulle grandi tele – nella serie Mercenaries, ad esempio – diventano simboli della condizione para-militare della vita contemporanea. Nelle trasparenze fotografiche Golub manipola e altera immagini esistenti degli stessi soggetti drammatici e tragici e, dopo averli fotocopiati o fotografati, li trasferisce su grandi fogli trasparenti che enfatizzano il crudo realismo della sua opera.
L’approfondimento dedicato a H. C. Westermann raccoglie più di 50 sculture di grandi e piccole dimensioni realizzate tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta e una selezione di opere su carta ed esplora il particolare e intenso approccio alla lavorazione del legno che gli deriva dalle tradizionali tecniche di carpenteria. Il rifiuto per il formalismo e la predilezione per i materiali di recupero, così come la visione nostalgica verso un’America scomparsa e lo sguardo critico sulla brutalità del presente, sono diventati elementi d’ispirazione per le successive generazioni di artisti attivi a Chicago e non, da Jeff Koons a KAWS (Brian Donnelly).
“Famous Artists from Chicago. 1965-1975”, è concepito come un approfondimento dell’opera di artisti attivi negli anni Sessanta e Settanta e protagonisti di mostre che mettevano in discussione le tradizionali convenzioni espositive, di presentazione e fruizione dell’opera d’arte, come “Hairy Who” (1966-‘67), “False Image” (1968-‘69), “Nonplussed Some” (1968-’69), organizzate all’Hyde Park Art Center di Chicago, e l’esposizione itinerante “Made in Chicago”, presentata per la prima volta alla Biennale di San Paolo nel 1973. Il titolo della mostra alla Fondazione riprende la necessità, espressa dall’allora curatore e insegnante Don Baum, di proiettare gli artisti di Chicago sulla scena nazionale e internazionale. “Famous Artists from Chicago. 1965-1975” dimostra la vivacità dell’ambiente culturale della città americana come centro di produzione figurativa e l’eterogeneità dei contributi di alcuni degli artisti noti come Chicago Imagists (Roger Brown, Ed Flood, Art Green, Gladys Nilsson, Jim Nutt, Ed Paschke, Christina Ramberg, Suellen Rocca e Karl Wirsum), che avevano individuato nel Surrealismo e nell’Art Brut le radici delle loro ricerche, così da anticipare le nuove espressioni degli anni Ottanta e Novanta, dal Graffitismo alla Street Art, dai cartoons selvaggi ai murales urbani.
Il progetto è accompagnato da tre pubblicazioni della serie dei Quaderni della Fondazione che, attraverso testi e materiali inediti, ne approfondiscono i temi.

 

20 Ottobre  2017- 15 Gennaio 2018
Fondazione Prada  
Largo Isarco 2  Milano

 

Photo Courtesy of Fondazione Prada

 

 

il film dipinto: LOVING VINCENT

9 OTTOBRE 2017

 

 

Nelle sale italiane dal 16 al 24 ottobre, LOVING VINCENT, il primo film di animazione interamente dipinto da 125 artisti in sei anni di lavorazione. Il film, recitato prima da attori e poi dipinto inquadratura dopo inquadratura nello stile di Van Gogh, racconta la vita dell’artista con i personaggi dei suoi quadri, come lo stesso Van Gogh ha dipinto nelle sue  opere i sentimenti e gli accadimenti della sua vita. I registi Dorota Kobiela e Hugh Welchman hanno costruito la sceneggiatura servendosi delle lettere dell’artista ( circa 800 tra scritte e ricevute ) per un biopic nel quale la tormentata vita del pittore è raccontata dalla sua arte attraverso il cinema. Davvero imperdibile questo straordinario, unico racconto, che regala momenti di vera magia.

 

MFF Il cinema indipendente a MILANO

27 SETTEMBRE 2017

  • COPA - LOCA  DI CHRISTOS MASSALAS - CONCORSO CORTI
  • ENGLAND IS MINE DI MARK GILL - CONCORSO LUNGOMETRAGGI
  • IT'S EASIER TO RAISE A CATTLE DI AMANDA NELL EU - CONCORSO CORTI
  • KIEV MOSCOW DI ANNA LYUBYNETSKA - CONCORSO CORTI
  • MACHINES  DI RAHUL JAIN - SEZIONE COLPE DI STATO
  • PUSSY DI RENATA GASIOROWSKA - SEZIONE MARATONA ANIMAZIONE
  • SALA 360°
  • TOUGH DI JENNIFER ZHENG - SEZIONE MARATONA ANIMAZIONE
  • MICHELANGELO ANTONIONI: DESERTO ROSSO - L' ARCHEOLOGIA DEL SET

 

Dal 28 settembre all’8 ottobre, queste le date del Milano Film Festival ,un appuntamento imperdibile con una programma fittissimo di cinema indipendente con molte anteprime, proiezioni, rassegne e incontri, serate musicali, arti visive, eventi speciali, mostre. Non solo cinema dunque, ma una vera kermesse culturale che abbraccia trasversalmente tutte le arti. Undici giorni di contemporaneità, ricerca, aggregazione, idee, scambio culturale, tanto che non ci si accorge del passare del tempo e quando finisce se ne vorrebbe ancora. Oltre al programma del CONCORSO INTERNAZIONALE LUNGOMETRAGGI che comprende otto opere prime e seconde presentate in anteprima, girate da registi provenienti da ogni parte del mondo, il CONCORSO INTERNAZIONALE CORTOMETRAGGI, la sezione ormai storica dedicata al documentario politico “COLPE DI STATO”, il “FOCUS ANIMAZIONE ” la sezione “VIDEOESPANSO” di video musicali dedicata al linguaggio a metà strada tra il cinema e il web, e ancora , “DEBUT”,una serie di appuntamenti per colmare il vuoto di connessione tra l’industria e chi vuole iniziare a fare cinema, AUDIOVISIVA, un programma di interazioni tra musica, arte e tecnologia, e non manca nemmeno uno spazio per i più piccoli: MILANO FILM FESTIVALINO. Proiezioni fuori concorso: mai distribuito in Italia, “20TH CENTURY WOMEN di Mike Mills con Annette Benning, e ancora MANIFESTO di Rosenfeldt, COLUMBUS di Kogonada , TONY CONRAD. COMPLETELY IN THE PREESENT di Tyler Hubby,  che racconta la vita del’artista che fu fonte di ispirazione per i Velvet Underground, film maker visionario ed eclettico,e ancora : GIRL POWER di Jan Zajicek, doc sulle donne graffitare e la loro street art. Si inaugura durante il Festival la SALA 360°, la prima sala cinematografica in Italia in Realtà Virtuale, esperimento che si estenderà per 6 mesi con ospiti speciali e incontri di approfondimento sulle novità della produzione video di devices di realtà aumentata e virtuale. E non è finita qui, mostre e musica non possono mancare. NOI, MILANO 1968- 1977 è la raccolta della memoria storica di un periodo indimenticabile che ha dato inizio ad una rivoluzione culturale che è diventata parte della città. 14 ore di filmati girati dal Collettivo Cinema Militante. Altra mostra da non perdere è “ ANTONIONI, ARCHEOLOGIA DEL SET “, che attraverso le foto di scena di “ l’Avventura “ e “ Deserto Rosso “ di Enrico Appetito, cerca la relazione tra il regista e la natura. Non esiste cinema senza musica, e  non esiste Milano Film Festival senza festa e senza eventi musicali. Ogni giorno un DJ set da scoprire.

Tutto questo al distretto Tortona, tra Base Milano, Mudec Museo delle Culture, e il cinema Ducale

 

 

Venezia Film Festival Awards

                                         

                                                                                                                     10 SETTEMBRE 2017

 

Conclusa la 74° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, un Festival quest’anno, veramente di altissimo livello, con l’assegnazione del Leone d’Oro per il miglior film alla favola dark “The Shape of Water” di Guillermo del Toro, film amato da subito da critica e pubblico. Una romantica storia d’amore tra una strana creatura marina e una donna delle pulizie muta che si svolge durante gli anni della Guerra Fredda e lancia un messaggio di grande attualità : solo con l’amore si vince la paura.

Gran Premio della giuria a “Foxtrot” di Samuel Maoz, un surreale ritratto dell’elaborazione del lutto di un padre che perde il figlio militare nell’esercito di Israele, denunciandone la violenza insita nella società israeliana.

Premio Speciale della Giuria a “Sweet Country” di Warwick Thornthon, una storia vera accaduta in Australia negli anni “20”che racconta di un aborigeno accusato ingiustamente dell’omicidio di un colono bianco.

Miglior film della sezione Orizzonti a “Nico, 1988”  di Susanna Nicchiarelli, road movie sugli ultimi anni di vita  della cantante dei Velvet Underground, musa di Andy Wharhol, di cui avevamo già parlato il giorno della prima.

Premio Leone del Futuro per la miglior opera prima a “Jasqu’à la Garde” di Xavier Legrand, che si aggiudica anche il Leone d’Argento per la regia, per un film che è un grido politico contro la violenza sulle donne.

Non meno importanti i “premi minori “: Premio Speciale della Giuria Orizzonti a “Caniba”dei registi ed antropologi Verena Paravel e Lucien Castaing- Taylor,il documentario sul cannibale della Sorbona che nel 1982 uccise e mangiò la sua compagna di studi. Premio Venezia Classici per il miglior documentario sul cinema al film “The Prince and the Dybbuk” di Elwira Niewiera e Piotr Rosoowski,  Il Premio per il Miglior Film restaurato a “Idi I Smotri” di Elem Klimov,  il Premio al Miglior Cortometraggio a “Gros Chagrin”,di Celine Devaux, il Premio alla Miglior Storia in realtà virtuale a “Bloodless” di Gina Kim. la Miglior Esperienza in realtà virtuale a “La Camera Insabbiata” di Laurie Anderson e Hsin- Chien Huang e per la Miglior Realtà Virtuale a “Arden’s Wake” di Eugene YK Chung.

 

labiennale.org/it/cinema/2017

 

NICO : il film

 

                                                                                                                            29 AGOSTO 2017

 

 

Nico 1988 di Susanna Nicchiarelli apre la 74 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica  di Venezia con la sezione Orizzonti. Il film è il biopic sulla mitica cantante dei Velvet Underground, icona degli anni 70 e musa di Andy Warhol.

Donna dalla bellezza leggendaria, Nico vive una seconda vita dopo la storia che tutti conoscono, quando inizia la sua carriera da solista. La sua musica è tra le più originali degli anni ‘70 e ‘80 ed ha influenzato tutta la produzione musicale successiva. La ‘sacerdotessa delle tenebre’, così veniva chiamata, ritrova veramente se stessa dopo i quarant’anni, quando si libera del peso della sua bellezza e riesce a ricostruire un rapporto con il suo unico figlio dimenticato. ‘Nico, 1988’ racconta degli ultimi tour di Nico e della band che l’accompagnava in giro per l’Europa degli anni ’80. È la storia di una rinascita, di un’artista, di una madre, di una donna oltre la sua icona. “Questa è la storia di Nico dopo Nico – dice la regista Susanna Nicchiarelli – Di lei di solito si parla solo in funzione degli uomini con cui è stata da giovane: Brian Jones, Jim Morrison, Bob Dylan, Alain Delon, Iggy Pop. Una volta in un’intervista lessi che ‘a 34 anni Nico era una donna finita’. Falso. Dopo l’esperienza con i Velvet Underground Nico diventa una grande musicista. Ho voluto raccontare la sua parabola al contrario – spiega Chiarelli – a perdita del consenso e il cambiamento della sua immagine, hanno significato la conquista della libertà”.

 

LOCARNO FESTIVAL 70

 

                                                                                                                        8 AGOSTO 2017

 

 

70 primavere e non le dimostra. Il Festival di Locarno, uno dei Festival cinematografici più attesi dell’estate, ha aperto il 2 agosto la sua settantesima edizione con un programma di grande cinema e anteprime esclusive. Ricerca e attenzione per le opere prime sono sempre state le caratteristiche di questo Festival che si è imposto negli anni fino a diventare uno dei punti di riferimento dei cinephiles alla ricerca di pellicole d’autore, e che ogni anno si reinventa, per questo non invecchia, anzi. Due nuove sale aggiunte, Palacinema e Gran Rex, e tre nuove iniziative: Locarno Kids, Locarno Talks, spazio di discussione con Carla del Ponte (membro della commissione internazionale d’inchiesta indipendente dell’ONU per la Siria), l’architetto del Burkina Faso Diebedo Francis Keré, l’artista/musicista canadese Peaches e l’astrofisica inglese Ben Moore,  e #movieofmylife, progetto per web che consiste in un  concorso multimediale aperto a tutti, Sulla piattaforma del sito di Locarno Festival sono visibili tutti i video di 70 secondi caricati entro l’ 11 . 8. (www.movieofmylife.ch.   )

Disseminati tra le tante sale e la Piazza Grande 18 film in concorso per il Pardo d’Oro, 16 nella sezione Cineasti del presente, 38 nei due concorsi per i Pardi di domani, 10 nella sezione Open Doors, 7 nella Semaine de la critique, 16 in Piazza Grande, mega schermo open air tra i portici medioevali.  Non mancano, tra le tante pellicole di sperimentazione, film divertenti di stampo Hollywoodiano, come Atomica Bionda, con Charlize Theron, spy story da fumetto ambientata a Berlino  mentre il muro sta crollando. Altre star : Vanessa Paradis è la protagonista di Chien, una superba Fanny Ardant in Lola Pater, Isabelle Huppert è la misteriosa Madame Hyde, un magnifico  Robert Pattinson in Good Time, e due miti imperdibili: David Lynch e Harry Dean Stanton , indimenticabile in Paris Texas, in LuckyMolti gli ospiti : Adrien Brody, Isabelle Huppert, Alexandr Sokurov, Mathieu Kassovitz, Nastassja Kinski, Fanny Ardant,Todd Haynes, Vanessa Paradis.

Questo e molto altro, diviso in sezioni , doc e retrospettive sul sito di Locarno Festival

 

 

VENEZIA biennale ARTE

 

                                                                                                                     11 LUGLIO 2017

 

Foto di Gianluigi Di Napoli

 

FAUST di Anne Imhof, Padiglione tedesco, vincitore del Leone d’Oro.

Un’ installazione potente, dura, cruda come i nostri tempi difficili, dove l’accento politico si svela attraverso un percorso vitreo in assenza di colori, che fa da palcoscenico ad una generazione che vive in una gabbia trasparente, uno spazio glaciale in cristallo e acciaio con un mondo di sopra e uno di sotto, che richiama alla metafora del controllo, del potere , in una realtà alienante dove l’individuo è costretto ad un’esistenza delimitata da tracciati invisibili.
L’opera è costruita con un pavimento in vetro che divide e sospende il piano calpestabile dal pavimento reale, in modo da creare un effetto acquario tra performers e spettatori. Sotto le lastre di vetro del pavimento-soffitto si muovono ragazzi algidi, dagli sguardi catatonici, quasi automi svuotati da ogni guizzo vitale, soggiogati alla noia di un’esistenza meccanica, ammaestrata. Nei tre spazi principali, giacigli in latex nero,strumenti di costrizione come corde, cavi elettrici con estremità metalliche a testa di cane, medicinali, liquidi. Una scenografia inquietante eppure seduttiva. Quello che accade nelle quattro ore di ciclo delle performance, è la messa in scena di serie di azioni ripetute ma mai identiche, come il toccarsi a vicenda, bruciare oggetti, spingersi contro il vetro. Canti, suoni e chitarre distorte, una Bella Ciao fischiettata, distante come un ‘eco. Una scritta: “Not Again”. Un Catwalk potentissimo che si frantuma in una composizione statica, pittorica. Alla fine, gli attori lasciano una scena vuota, dove domina fortissima una sensazione di assenza.
Un’opera emotiva, che lascia addosso un’ansia, un’oscura consapevolezza, alla quale si ribella l’indomita fierezza dell’umano in cerca di un destino che fugge dall’omologazione.

 

Anne Imhof :  Giardini di Castello Padiglione Tedesco

Fonfamenta dell’ Arsenale, Venezia

 

WORLD OCEANS DAY

 

                                                                                                                               8 GIUGNO 2017

                                                                                                                           

 

Ci sono parole da aggiungere a queste immagini ? Si, tante. Perché a quanto pare non sono bastate quelle dette fino ad ora, e siamo arrivati a quello che vediamo. World Ocean Day dovrebbe essere World Ocean Every Day, perché di questo c’è bisogno, di una mobilitazione comune e totale di ognuno di noi, ogni giorno, anche e soprattutto nelle piccole cose quotidiane che piccole non sono, se pensiamo a quanti sacchetti e a quante bottiglie di plastica farebbero la differenza nel panorama desolante, mortificante, dello stato in cui l’incuria, l’ignoranza e l’ egoismo hanno ridotto una fonte di vita primaria per l’umanità e per tutto il pianeta. Non dimentichiamo che il 50 % dell’ossigeno arriva dagli oceani e che assorbono il 25% di CO2. Da anni la ricerca si sta occupando del problema del riciclo della plastica e si sono raggiunti risultati che sarebbero stati impensabili qualche decennio fa, quando il “Moplen” inneggiava alla modernità. Alla ricerca e alle associazioni che si sono via via costituite per la difesa di questo patrimonio inestimabile si sono aggiunte iniziative che vedono partnership come quella tra Adidas e Stella McCartney con Parley for the oceans, organizzazione che lavora per mettere fine alla distruzione della vita degli oceani, usando plastica riciclata per sneaker e abiti, come già tre anni fa Bionic Yarn, in collaborazione con Pharrell Williams per i jeans di G-Star. Le ultime stime parlano di più di 150 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica presenti nei mari con pesanti conseguenze su 600 specie marine, il 15% delle quali sono in via di estinzione. L’inquinamento dei mari non coinvolge “solo” le specie marine, ama anche l’uomo. Nei mari si riversano microplastiche e nanoplastiche che vengono ingerite da pesci e finiscono nella nostra catena alimentare. Un tragico autogol. In difesa dell’ambiente, la casa in cui vìviamo, si schierano anche molti nomi dello star system, come Leonardo Di Caprio, da molti anni paladino della causa e impegnato in prima persona con molte organizzazioni ambientaliste e con la sua  Leonardo DiCaprio Foundation promuove decine di cause. Facciamo che i Trump del mondo siano una minoranza sempre più isolata, e che la difesa della vita del nostro pianeta faccia parte del nostro quotidiano, e riusciremo a lasciare alle prossime generazioni della specie umana e animale, la Terra come dovrebbe essere: un paradiso.

MGP

 

MILANO photo WEEK

                                                          

                                                                                                                      3 GIUGNO 2017

 

  • Cesare Fabbri
  • deanna templeton
  • Fotolia
  • FRANCIS ALŸS
  • sandra mehl
  • manu brabo
  • roberto polillo
  • gianni berengo gardin
  • stefano marco carloni
  • alessandro trovati
  • trambustilineari

 

Una settimana full immersion con circa 150 tra eventi, laboratori, incontri, archivi e mostre, musei, scuole, agenzie, progetti editoriali, opening e proiezioni urbane. Tutto questo è Milano PhotoWeek,, alla sua prima edizione, dal 5 all’11 giugno. Dalle immagini di moda e architettura, nelle quali Milano è tra le città leader, ai grandi autori, ai reportage, agli archivi della nostra memoria storica, la grande settimana della fotografia si propone sia ai cultori che ad un pubblico più ampio con nomi di richiamo come Robert Mapplethorpe, Vivien Maier, Robert Doisneau, e tantissimi altri  autori per scoprire in tutte le declinazioni questo irrinunciabile linguaggio dell’arte contemporanea.

La rassegna si apre LUNEDI’ 5 con il progetto 365+1 Ritratti a Milano ideato da Leica Camera Italia. Durante la settimana 30 fotografi milanesi,si alterneranno in un set fotografico davanti a Leica Galerie in Piazza Duomo, all’interno del quale sarà possibile essere fotografati, diventando i soggetti di una pubblicazione tra questa e la prossima edizione di  Photo  Week.  Al BASE Milano, alle 21 si aprirà con Notte IndieCommon Thinking + Transizioni una serata di musica e proiezioni dedicata ai collettivi di giovani fotografi provenienti da diverse parti del mondo e una retrospettiva di Transizioni | Rassegna Internazionale del Film Fotografico a cura di Officine Fotografiche Milano.

MARTEDI’ 6 alle 21 ai Frigoriferi Milanesi, Snapshots, una proiezione dedicata ai  lavori realizzati dai più rappresentativi autori della fotografia africana contemporanea. A seguire la proiezione del documentario African Photo. Mama Casset di Elisa Mereghetti.

MERCOLEDI’ 7 alle 21 alla Fondazione Stelline, il documentario: “Robert Doisneau: Through the Lens”.apre   una maratona cinematografica per approfondire la storia del mezzo artistico.

GIOVEDI’ 8 dalle ore 16 visita guidata alla mostra “La Terra Inquieta” presso la Triennale di Milano, seguita da una conferenza di rilievo contemporaneo dedicata al tema “Fotografia e società: documento o espressione artistica?” a cura del MiBACT per la fotografia: nuove strategie e nuovi sguardi sul territorio. Alle 21 sempre alla Fondazione Stelline, la presentazione del prossimo Photo Vogue Festival 2017,che si terà in novembre, a Milano, e alle 21. 30 la proiezione del film documentario Bill Cunningham. New York (di Richard Press) a cura di CineWanted in collaborazione con la Fondazione Stelline. Un omaggio al noto fotografo del New York Times scomparso lo scorso anno.

Da VENERDI’ 9  pomeriggio a DOMENICA 11 giugno in Piazza Gae Aulenti  Wide Photo Fest 1 , promosso da AIF – Associazione Italiana Foto & Digital, con un palinsesto di eventi e contest dedicati sia ai professionisti che agli appassionati di fotografia per conoscere e sperimentare le nuove tecnologie messe a disposizione dai principali marchi del settore.

DOMENICA 11 , nell’area di Porta Nuova, il progetto ‘ponte’ tra la Milano Photo Week e la Milano ArchWeek dal titolo Milano Open Portrait, installazione  che coniuga fotografia e architettura.

E ancora : Archivi Aperti Una settimana alla scoperta del patrimonio fotografico di Milano e della Lombardia: gli archivi fotografici saranno aperti al pubblico che potrà conoscere la ricchezza delle collezioni di musei, fondazioni e associazioni

Deanna & Ed Templeton. Last Day Of Magic. Micamera

L’iniziativa è promossa e coordinata dall’Assessorato alla Cultura di Milano con la collaborazione di Arts For e il supporto di Foundation Carmignac e Leica.

QUI il programma completo

 

MILANO & DESIGN

 

                                                                                                                               15 APRILE 2017

 

  • BASE | MILANO.
  • DANIEL DURNIN | WATER BED
  • KINU by PAOLO BANDIELLO | ART
  • OSOUND | DIGITAL HABITS
  • howareyou | basten leijh design
  • BLOOMBOOM
  • MARCA | Aurora
  • DAY DREAM BY ASSAF ISRAEL | YOYNOUT
  • DESIGN BY NICO
  • walcar | basten leijh design
  • AMITRANI
  • MISSONI HOME | TAKE IT EASY
  • SAVAGE COMICS | SCUOLA MOHOLE DI MILANO
  •  HAPPY | EMOTION SERIES BY MARCO RUBINI
  • UNCAGED EXPECTATIONS | GALA FERNANDEZ MONTERO
  • ELEONORA MUSCA
  • UNIVERSITA' STATALE |  MILANO DESIGN WEEK | WAVE CAVE
  • ALESSANDRO CIFFO
  • NENDO | JELLYFISH
  • MARNI | PLAYLAND

 

E’ finita una settimana fa la Design Week milanese, appuntamento imperdibile per designer, brand, aziende di livello internazionale e outsiders. Una settimana tra le più divertenti e interessanti dell’anno, densa di eventi, performance, mostre e feste dove il grande protagonista è il Design. Impossibile parlare di tutto, è già difficile fare una piccolissima selezione, perché l’offerta è veramente immensa e l’unica cosa da fare, potendo, sarebbe cercare di viverla, cercando di sopravvivere alle centinaia di installazioni sparse in undici diversi distretti della città. Qui un piccolo report di pezzi divertenti, innovativi , interessanti, utili, per sognare dentro o fuori dal quotidiano.

Al Base, uno dei più grandi e recenti spazi dedicati alla cultura, alla moda e al design, nel cuore del Tortona district, Water Bed di Daniel Durnin, per accamparsi lungo le vie  d’acqua della città invece che sulla terra ferma e guardare la città da un punto di vista insolito, mobile e fluttuante in un riparo minimalista e nomade. Kinu,di Paolo Bandiello per Art, corpo a due ante sospeso in una cornice di legno, già vincitore di diversi premi, arricchito di altre tre opere per la sua veste grafica. Ogni Kinu è numerato e siglato dall’artista. Al SuperDesign Show, Osound , bluetooth speacher di Digital Habits, la poltrona del designer Alessandro Ciffo e Aurora, lampada realizzata in fogli di metallo sottile, con una  struttura malleabile che  può assumere molteplici configurazioni e può essere utilizzata a sospensione, a parete o disposta su tavolo o da terra. Realizzata dal collettivo di creativi Nucleo e dall’azienda Caino Design fa parte dell’interessante progetto Marca promosso e sostenuto dalla Camera di commercio di Torino in collaborazione con il Centro Estero per  esprimere e sostenere le eccellenze del territorio torinese. Lambrate Ventura è tra i distretti più vivaci, da sempre consacrato e vissuto come il trampolino di lancio di molti giovani talenti, e qui il giro inizia con “ Savage Comics “, oggetti da cucina ai quali gli studenti del corso di Fumetto, Illustrazione,Concept e Character Design della Scuola Mohole di Milano, hanno dato un carattere creando personaggi che si muovono all’interno di un vero e proprio Storytelling attraverso pinguini, balene, fenicotteri o cavallucci marini o caffettiere dalle mille facce. Proseguiamo poi con le lampade pop a grandi fiori di Bloomboom, o lo scarabeo che illumina le pareti di Design By Nico, piuttosto che il classico pallone, qui in una “riflettente” versione “damier” di Amitrani, mentre l’opera di Eleonora Musca  è un mix perfetto tra arte, design e neoromanticismo al lume di candela. Per l’angolo del buonumore, la “smile chair “ Happy Emotions  disegnata da Marco Rubini, e la Day Dream  di Assaf Israel per Joynout per un relax proiettato direttamente nel futuro. Di Basten Leijh Design Studio Howareyou, la sedia / poltrona per lavorare  anche in  videoconferenza in modalità wireless, e Walcar, un’automobile a spinta per i più piccoli. Al Cinque Vie district Gala Fernández Montero, artista e designer spagnola di base a Madrid e Marbella, ex direttrice del design department di Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group, presenta oggetti in vetro soffiato dentro strutture di ferro, di recupero, di uso comune come gabbie per uccellini, barattoli, cestini porta uova, stampi per budino. Il proposito di Gala è rendere manifesto il concetto di libertà attraverso la fuoriuscita del vetro soffiato oltre i limiti delle strutture in cui è imprigionato. Con Invisible Outlines Nendo, lo Studio guidato da Oki Sato ha presentato la nuova collezione di vasi in mostra nello show room di Jill Sander. Jellyfish Vases è composta da trenta vasi in silicone ultrasottile che fluttuano in un grande acquario come meduse. Tante sono state le installazioni in città, ma la Statale ( l’Università degli Studi di Milano ) quartiere generale di Interni, è una tappa obbligatoria con la festa d’apertura della Week Design. Una delle installazioni , Wave Cave, composta da 1670 blocchi in terracotta non smaltata, posizionati uno sull’altro per quasi 4 metri di altezza, dando vita a fantastici giochi di luce ed ombra. Al Brera district  Missoni Home ha presentato Take It Easy, installazione per il lancio della carta da parati Wallcoverings01.  Anche quest’anno  Marni rafferma con  Marni Playland l’impegno del brand verso le iniziative charity rivolte ai più piccoli con il ricavato delle vendite  di elementi di arredo come poltroncine con il tetto nelle quali rannicchiarsi, sculture d’arrredo, coni colorati su cui impilare anelli, cesti, giocattoli dal sapore antico, portaoggetti con i quali giocare a pallacanestro. Ogni oggetto è  realizzato a mano in metallo, legno dipinto, e fili colorati in PVC intrecciati, pezzi unici pensati per il Salone del  Mobile 2017 interamente prodotti in Colombia da un gruppo di donne che trovano attraverso il loro lavoro indipendenza ed emancipazione.

 

 

 

BESIDE THORIMBERT

 

                                                                                                                                    28 MARZO 2017

 

Beside Thorimbert è una mostra da vedere, e da leggere. Ogni foto è un racconto del cuore che prende forma nell’oggetto o soggetto, e fin qui… ma in questa mostra così intima,Thorimbert si mette a nudo e si racconta non solo attraverso le immagini, ma anche attraverso piccoli racconti che è troppo riduttivo definire didascalie :

Zurigo, 2007

“Lui è dentro di me. Lo amo. Amo la sua fragilità, la sua fredda, glaciale, dignitosa malinconia. L’ho incontrato girando l’angolo per andare a pisciare. La pubblicità di quest’auto metteva in scena una finta manifestazione di protesta con decine di comparse, i cartelli e tutto. Grossa produzione, divertente. Era freddino però, e nessun cesso, a pagarlo.  Dico: “raga, vado un attimo” E l’ ho visto. Sono tornato di corsa, a prendere una macchina per fotografarlo. Mi sembrava fragilissimo, come se potesse crollare da un momento all’altro. A lato di una campagna pubblicitaria Peugeot.”

24x30cm. Stampa da archivio Inkjet..

 

 

BESIDE THORIMBERT

Stanno lì, da una parte, spesso non so neanche come archiviarle. Sono le fotografie che ho scattato senza un vero motivo, senza un progetto.

Figlie di uno sguardo laterale, periferico, non amano essere definite, il loro senso è vago, o forse il loro senso mi vaga intorno e cambia con il tempo, cambia con me.

Sono frutto di un gesto legato al piacere più che al desiderio: quanta pressione serve al dito per premere il pulsante di scatto?, assorbire il rumore dell’otturatore, calcolare la forza che serve al pollice per trascinare la pellicola. Lussuria, accidia.

Queste fotografie raccontano la necessità compulsiva di possedere fotograficamente una scena, una persona, un paesaggio. Non sono per forza istantanee, anzi. Ci sono foto compulsive molto complesse, che richiedono impegno, a volte vera e propria fatica fisica, per essere realizzate.

Questa fotografia è un piacere che vuole essere assaporato, consumato, goduto qui e ora; è un’urgenza assoluta, improvvisa, imprevista, che mette in secondo piano tutto quello che consideravi il vero motivo della tua presenza in un posto o in una situazione.

Ma Beside è anche “B-side”, l’altra faccia di ciò che già conosco e accetto come faccia. Meno orecchiabile, scomoda, qualche volta imprecisa, è la fotografia che non è stata scelta, quella rifiutata, abbandonata. Annaspa controcorrente, attonita, parla di un me più insicuro, disorientato, annoiato, dubbioso.

Beside sono le orme lasciate ai lati della strada maestra, incerte, labirintiche tracce che portano in vicoli senza uscita, a storie che potevano essere e non sono state, immagini che mi parlano di come sono se mi vedessi veramente.

Toni Thorimbert

 

BESIDE THORIMBERT  è alla LEICA GALERIE in Via Mengoni 4 | angolo Piazza Duomo – Milano. 

dal 23 Marzo  al  13 Maggio 2017

 

 

GUCCI eyewear P/E short movie

 

                                                                                                                                  12 MARZO 2017

 

 

 

E’a Petra Collins, giovane e talentuosa fotografa  ( 24 anni ) tra le protagoniste della prima edizione di Photo Vogue Festival, che già espone in gallerie di tutto il mondo video e campagne pubblicitarie, che Alessandro Michele ha affidato la regia del nuovo short movie per la campagna Gucci Eyewear P/E 2017, Tra atmosfere affascinanti e oniriche di una Budapest dove ha trascorso l’infanzia, e il mood dell’Europa dell’Est anni 70, la storia è un mix tra sogno e realtà. Protagonisti  due bambini che sfuggono dal salotto addormentato della nonna e alla noia della TV, grazie ad un paio di occhiali magici, per addentrarsi in una specie di favola che attraversa poetici paesaggi di campagna e finisce tra i fumi dei mitici bagni Szeycheyni delle terme Gellert dove i personaggi che incontrano, inclusa un’anziana chitarrista con i piedi a bagno ( un’artista di strada soprannominata Mrs. Smith che la Collins ha incontrato a N.Y )  indossano occhiali da rockstar, come gli Hollywood Forever  della collezione P/ E. Fa da colonna sonora “Eyes without a face” dei Baustelle.

 

REBECCA COLTORTI

 

                                                                                                                           22 FEBBRAIO 2017

 

 

Rebecca Coltorti ha solo 22 anni e con la sua tecnica mista  ha conquistato magazine come Schön, Nylon, Idol, L’ Officiel, e una collaborazione con Sisley, brand per il quale ha disegnato anche una linea di t- shirt in esclusiva, per cominciare. Timida e riservata, come i veri artisti non considera la sua passione un lavoro, ma un privilegiato rifugio, il luogo dove ritrovarsi ed esprimersi. Il suo interesse per matite, pennarelli e fogli bianchi inizia quando era ancora piccolissima, forse è già nel suo DNA, ( in famiglia ha  una zia restauratrice ) e inizia come tanti, con i ritratti a matita, ma ben presto si stanca, e la sua voglia di sperimentare, la porta ad affiancare nuove ricerche agli studi classici dell’Istituto d’Arte e Scenografia, o di Graphic Design che ha frequentato e a maturare il suo stile. Ama Klimt, Ernesto Artillo e Quentin Jones, ma le sue fonti di ispirazione sono le stesse immagini sulle quali poi lavora e sperimenta, pile di ritagli e riviste sulle quali poi “opera “ armata di forbici, cutter e strumenti del mestiere per dare vita ad una sua forte, personalissima e riconoscibile reinterpretazione dalla forte componente Pop dove il rosa ha un posto in prima fila, anche se lei veste sempre in nero. Come sempre più spesso accade, in un mondo collegato dal web, Instagram è stato il suo trampolino di lancio, è lì che le sue creature hanno iniziato il viaggio mediatico intorno al mondo. Una favola moderna insomma, un mix tra il fuoco antico della passione per quello che si fa, e la voglia di andare sempre oltre e sfidare se stessi su strade sempre nuove lasciando correre libera la fantasia.

 

 

MILENA canonero,4 oscar e un orso

 

                                                                                                                           20 FEBBRAIO 2017

 

  • ARANCIA MECCANICA .  STANLEY KUBRICK. 1971
  •  BARRY LYNDON  . STANLEY KUBRICK . 1975
  • COTTON CLUB . FRANCIS FORD COPPOLA . 1984
  • DICK TRACY . WARREN BEATTY . 1990
  • IL PADRINO PARTE III . FRANCIS FORD COPPOLA . 1990
  • IL TRENO PER IL DAIJERLIING . WES ANDERSON . 2007
  • GRAN BUDAPEST HOTEL . WES ANDERSON . 2014
  • LA MIA AFRICA . SYDNEY POLLACK . 1985
  • SHINING . STANLEY KUBRICK . 1980
  • MARIA ANTONIETTA . SOFIA COPPOLA  .  2006
  • MOMENTI DI GLORIA  . HUGH  HUDSON  . 1981

 

L’Orso alla carriera a Milena Canonero non sorprende perchè la bravura della costumista italiana è già stata consacrata con ben 4 Oscar, ma ci fa un immenso piacere perché non è brava, è bravissima. Amo il cinema; un bel film è il risultato di un lavoro corale dove ogni voce è importante, non esiste un buon film senza un bel soggetto e un’ottima sceneggiatura sulla quale un regista, anche se bravissimo, possa tirare fuori la storia che ci affascinerà. Storia che viene raccontata a chi guarda attraverso lo sguardo e la luce del direttore della fotografia, importantissimo, naturalmente, come la scenografia, i luoghi esterni e interni che sono la “base “ visiva sulla quale appoggia la storia e il contesto sociale e scenico dell’epoca, come è importante la colonna sonora che accompagna le emozioni, e il fonico, per i suoni e i rumori che devono essere perfetti, credibili, non troppo sopra o sotto le voci, ed eccoci: i costumi. Chi non associa subito ad Arancia Meccanica, uno dei capolavori di Stanley Kubrick, l’immagine di quelle camicie bianche senza collo, pantaloni bianchi con parapalle, infilati negli scarponi militari come divise, e quell’occhio con le ciglia lunghissime e inquietanti sormontato da una bombetta ? Ed è proprio Arancia Meccanica che segna l’inizio della straordinaria carriera di Milena Canonero, con una partenza folgorante. Non c’è modo migliore di raccontare il suo straordinario lavoro se non attraverso qualche immagine dei suoi film più famosi, ma riporto qui la bella intervista di Arianna Finos, inviata a Berlino della Repubblica, perché Milena, nonostante sia una delle figure di spicco del cinema mondiale, preserva l’umanità e la modestia tipiche dei veri artisti ed è un piacere leggerla.

MGP.

 

Milena Canonero, la costumista insignita dell’Orso d’oro alla Berlinale rende omaggio ai suoi due grandi maestri; Stanley Kubrick e Piero Tosi. “Stanley mi ha insegnato tutto quello che so sul cinema, Piero mi ha spedito da Kubrick al posto suo, ma è lui il più grande e dovrebbe essere qui a ricevere il premio, che io prendo anche a nome suo”. Statuaria in un cappello di pelliccia, cappotto di pelle su dolcevita nera, la voce emozionata, la schiva artista torinese all’incontro all’Hyatt Hotel apre il baule dei ricordi di una carriera lunga 25 film, blasonata da quattro Oscar (il primo nel ’76 per Barry Lyndon, l’ultimo nel 2015 per Grand Budapest Hotel) e nove candidature. Milena ha studiato storia dell’arte e del costume a Genova, trasferendosi poi a Londra: ora, dopo tanti anni di carriera, l’ambizione ultima di debuttare alla regia (dopo un corto pubblicitario molto bello girato a Roma) con un film sul suo maestro e amico Piero Tosi, il grande costumista oggi ottantanovenne.

Al Grand Hotel con Wes Anderson. Milena Canonero è accolta in sala da un applauso lunghissimo. La prima domanda è su Grand Budapest Hotel, presentato in apertura alla Berlinale che poi gli è valso l’ultimo Oscar. Dice del regista americano: “Ogni volta si parte dalla sceneggiatura, Wes è molto attento ai dettagli ma, come Stanley e come Coppola, ti dà poi la possibilità di andare oltre. Gli piace molto fare ricerca, e ci consegna anche dei disegni per dare l’idea di ciò che sente, che pensa. È molto divertente e tiene alla sua troupe come a un gruppo di famiglia, un’atmosfera calda, i suoi set mi ricordano quelli di Stanley: Kubrick era uno che ti faceva sentire parte della sua famiglia. Wes ama le citazioni di altri film e lavora come un pittore naif, con un importante sottotesto”.
Come nasce un costume? Canonero ama le possibilità che ti regala Photoshop: “Ho iniziato a usarlo per un’opera . Quando lavoro a un personaggio parto dalla testa, me lo ha insegnato Stanley, quella è la cosa più importante. E poi si lavora sulla forma del viso, sul corpo dell’interprete. Ma non è così per ogni film; ci sono volte in cui mi sono ispirata a dipinti, come per Barry Lyndon, ci sono registi che vogliono seguire passo per passo il processo e altri che ti lasciano libero. È interessante lavorare in ogni modo. Kubrick e Coppola erano molto chiari nello spiegarti cosa è il film per loro, se avevi colto il concetto poi ti lasciavano andare in libertà. Per me la cosa importante è non essere solo la costumista ma qualcuno che partecipa attivamente al processo creativo. Stanley chiedeva attenzione, gli piaceva che tu prendessi nota ma poi ti lasciava libera. Lui è il mio grande maestro che mi ha insegnato tutto e non mi ha mai messo in una scatola, a volte, poiché parlavo bene francese, mi faceva anche controllare il doppiaggio del film. Era un uomo straordinario, unico nel panorama cinematografico mondiale”. Non è vero che la costumista usa solo suoi disegni: mi piace farlo, ma dipende dal film, si possono anche comprare o affittare costumi, trovarli in stock, l’importante è la scelta personale e la loro armonia rispetto al film. E devi considerare anche che devi interagire con gli attori, che non sono oggetti, devi confrontarti con la loro personalità. No, non ci sono regole stabilite”.

Dal Padrino a Dick Tracy. “Coppola è un regista che dà poche indicazioni e poi ti lascia andare. Il padrino l’ho immaginato come un’opera lirica”. Per Dick Tracy “alla base c’è un fumetto, l’idea era di usare solo i cinque colori primari che sono quelli usati nei primi comics, ma poi li ho allargati a dieci e Warren Beatty mi ha dato fiducia. Li abbiamo resi più omogenei lavorando fianco a fianco con Vittorio Storaro. Sono molto fiera di quel lavoro e sinceramente penso che avrei meritato l’Oscar per questo film più che per altri. Soprattutto per lo splendido lavoro di squadra”.

Fortuna e ossessione. Descrive così la sua carriera: “Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi registi, sono appassionata del mio lavoro, attenta a ogni dettaglio, osservo la realtà con attenzione, non dimentico niente. Anche se poi quando guardo un film mi pare che niente è perfetto, c’è sempre qualcosa da aggiustare. Sono grata a tutti i grandi con cui ho lavorato. Ma Stanley è unico, il più grande di tutti”. A chi le chiede se abbia rimpianti o rimorsi dice “rimpianti sì, nel lavoro e nella vita, come capita a tutti. Rimorsi sono legati al sentirsi colpevole di qualcosa e allora no. Ci sono momenti nella vita in cui cerchi di saltare sul treno in corsa, a volte ci riesci, a volte va troppo veloce e se ne va. Ma io ci ho sempre provato”.

Il maestro italiano. “Tu sei ciò che sei, la tua cultura e la tua famiglia fanno parte del bagaglio. Ma se non fossi andata in Inghilterra e non avessi incontrato Kubrick la mia carriera non sarebbe iniziata. E se non avessi incontrato gli altri, Parker, Malle, Coppola, Polanski, non avrei avuto la possibilità di evolvere. Se non avessi avuto la chance che mi ha dato Stanley non sarei qui ora con voi, magari avrei sei figli, mi sarei suicidata… ma non voglio più parlare di questo, non sono brava con le risposte, mi perdo, perdonatemi”. L’ultimo pensiero è per i colleghi e il maestro italiano. “Questo premio è una grande opportunità. Viene spesso dato a registi o attori a fine carriera. E allora mi sento onorata io, costumista, di rappresentare la mia professione. E penso al mio maestro Piero Tosi, che ha lavorato con Visconti, Pasolini, De Sica, Fellini. È l’uomo che dovrebbe essere qui oggi e stasera. Il premio dovrebbe andare a lui, io lo rappresento. Io sono come tanti altri, ma fortunata. Lui invece è il grande maestro della nostra anima: fu lui che Kubrick cercò, ma Piero non poteva viaggiare e non parlava inglese. Ed è per questo che ora non è qui, anche se è lui il migliore

Arianna Finos

MODA E ILLUSTRAZIONE

 

                                                                                                                           19 FEBBRAIO 2017

 

  • UNSKILLEDWORKER
  • JAYDE FISH
  • PAUL POPE
  • SANDRINE PAGNOUX
  • PHANNAPAST
  • GILL BUTTON
  • REBECCA COLTORTI
  • BLAIRZ
  • SARA RAINOLDI

 

Illustrazione come arte, arte e moda, moda e illustrazione. Nelle ultime stagioni l’illustrazione in chiave contemporanea ha ripreso una vitalità che le conferisce un posto d’onore riconosciuto anche dai maggiori brand di moda. Se vogliamo parlare un po’ di storia, l’illustrazione nella moda è stata, ovviamente, il primo importantissimo strumento di comunicazione sia per la moda che per la pubblicità  e anche dopo l’avvento della fotografia, l’illustrazione ha sempre avuto un fascino indiscusso. I magnifici disegni Art Decò di Ertè illustrarono circa 240 copertine di  Harpers Bazaar dal 1910 al 1930, e da allora  nomi e stili diversi si sono susseguiti negli anni, per raccontare, tra arte e moda, i cambiamenti della società e del costume. I colori vivaci di Tom Keogh, pittore, illustratore di libri e designer per il cinema, il teatro e il balletto, spiccarono su Vogue Francia negli anni tra il 40 e il 50, le indimenticabili signorine eteree e ironiche di Maddalena Sisto, in arte Mad, sono apparse su tutti i periodici, e sulle riviste di Condè Nast Italia per anni, fino alla prematura scomparsa dell’artista. Anche Andy Warhol, prima di diventare il guru della Pop Art, è stato grafico e illustratore di moda lavorando per numerosissime testate. Renè Gruau per Dior, Antonio Lopez per Missoni, Tony Viramontes per Valentino e Yves Saint Laurent, collaborazioni storiche che hanno segnato epoche diverse, dai 40 agli 80, poi la fotografia ha prevalso, e l’illustrazione è stata messa in panchina, fino ad oggi. Il bisogno di immagini che catturino l’attenzione dei nuovi media è  fondamentale per il fashion system, e grazie al digitale e alla tecnologia, l’illustrazione torna con nuove armi a farsi interprete di concept e stili tra arte e fantasia e a spuntare tra campagne stampa, editoriali e sui siti dei brand più noti con illustrazioni raffinate e ultramoderne dove arte, street art, fumetti, moda e grafica si fondono. Un fumetto per le nuove sneaker Nike Acronym dal fumettista americano Paul Pope, o i Tarot  reinventati da Jayde Fish per Gucci, che le ha affidato il grande murales a N.Y. nel quartiere di Soho, in Lafayette Street. Inaugurato dalla Fish, continuerà nel corso del 2017 con altri artisti. Anche i coloratissimi ragazzi e  ragazze dai grandi occhi languidi e seri dell’inglese Unskilledworker si fanno interpreti delle sfilate di Alessandro Michele  o di Marc Jacobs. E Phannapast, Gill Button, Sandrine Pagnoux, Blairz, Sara Rainoldi, Rebecca Coltorti, per citarne solo alcuni dei più seguiti su Instagram.

 

 

GOLDFRAPP : anymore

 

                                                                                                                            11 FEBBRAIO 2017

 

 

ANYMORE è il titolo del nuovo singolo dei GOLDFRAPP, il duo inglese composto da Alison Goldfrapp (voce, synth) e Will Gregory. Il singolo precede l’abum SILVER EYE in uscita il 21 marzo.